La luna e i falò di Cesare Pavese


La luna e i falò è scritto in prima persona ed è un romanzo autobiografico. La novità più importante di questa e delle altre opere di Pavese è l’aver saputo coniugare la descrizione d’ambiente con l’indagine interiore, che si eleva a meditazioni di grande respiro.
La trama: Pubblicato nel 1950, è l’ultimo romanzo di Pavese, scritto nel 1949, un anno prima del suicidio e ambientato negli anni del dopoguerra. Anguilla, uomo ormai maturo, torna dall’America nel paesino delle Langhe, Santo Stefano Belbo, dove era stato allevato da una famiglia di contadini (era un “trovatello” abbandonato davanti a una chiesa) e dal quale si era mosso tanti anni prima per cercare fortuna. Qui, solo il paesaggio è rimasto lo stesso, per il resto, tutto sembra mutato. Dei vecchi volti, Anguilla ritrova solo quello dell’amico Nuto, che è diventato un uomo dalle idee chiare e positive, profondamente umano; nei lunghi colloqui con lui, il protagonista rivede le figure delle persone ormai scomparse e rivive i ricordi di un tempo, come quello della notte dei fuochi di San Giovanni, appiccati dai contadini per far festa. Anguilla stringe un legame affettivo col povero Cinto, un ragazzo zoppo e misero, vittima di un crudele destino familiare. Infatti, il padre di Cinto, sopraffatto dalla miseria e dalle esose richieste da parte della proprietaria del suo piccolo appezzamento di terra, appicca l’incendio al podere, stermina la famiglia e si uccide a sua volta. Il ragazzo resta solo e Anguilla, ripartendo, lo affida a Nuto.
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