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Nella regione catalana dell’ Alt Empordà, Girona, vivevano Maria deis Dolors Paradìs i Farrés, nativa di l’Escala, e Lluìs Albert i Paradeda, di Verges, un ricco proprietario terriero ed avvocato che si dedicò alla politica conquistando la stima di tutti tanto che una tra le principali strade di la Escala porta il suo nome.
La Catalogna viveva, dopo secoli di decadenza, un momento di grande prosperità economica e di vivace fermento culturale, anche grazie a una borghesia industriale colta e potente che affiancò nel potere la vecchia aristocrazia. È il periodo della Renaixença, in cui furono fondate accademie, università, musei, promosse riforme economiche e sociali, ammodernate le strutture politiche e, soprattutto, legittimate la lingua e la cultura catalane. Fiorirono così poesia, giornali e riviste in catalano.
E fu proprio attraverso la rivista catalana la «Renaixença» (alla quale la famiglia Albert i Paradìs era abbonata) che la primogenita di Maria e Lluìs, conobbe la contemporanea produzione narrativa in catalano. Caterina, la prima di tre fratelli (gli altri due erano Martì e Amelia), nata l’11 settembre del 1869, ebbe per i suoi primi studi un’istitutrice privata, la signora Gràcia, dopo di che fu mandata in un collegio di suore dove soffrì moltissimo per la mancanza di libertà. Lluìs Albert partecipò alla rivolta armata dei federali di l'Empordà nel 1869, lo stesso anno in cui nacque la figlia Caterina, e dovette andare in esilio in Francia per qualche tempo. Nella prosa La tartana, la scrittrice lo ricorda come un personaggio dallo spirito chisciottesco, e afferma: «El meu pare, que tenìa el geni prompte i era per temperament un gran 'desfacedor de entuertos'» .

Alla morte del padre, la Albert, a soli venti anni, diventò capo della casa, e cominciò ad amministrare il patrimonio di famiglia. Una vera e propria reclusione, se proviamo ad immaginare quanto le sia costato assumersi una così grande responsabilità. Alcuni biografi ci informano del fatto che accudì fino alla loro morte sua madre e sua nonna, entrambe ammalate. Parliamo, dunque, di una vita priva di passatempi, senza svaghi, che in qualche modo portò la scrittrice a sviluppare le proprie doti artistiche, quasi come uno spostamento di libido e desideri inattuati dalla vita alla scrittura. Ad ogni modo il talento di Caterina fece la sua prima comparsa non attraverso la scrittura ma con la pittura; quando suo padre se ne accorse, invitò a casa il pittore di l’Escala Antonio Allarcòn, che divenne il primo maestro di pittura e scultura della ragazza, appassionata di nature morte e figure.
Eppure la fama arrivò senza dubbio dalla scrittura. Cominciò a scrivere prestissimo, in castigliano, soprattutto poesie e canzoni. Leggeva molto, leggeva tutto Caterina Albert, e la sua formazione fu da autodidatta , seguendo i gusti e le circostanze di ogni giorno. Quando poi, come abbiamo ricordato, morì il padre, e concentrò tutte le sue forze nella salvaguardia del patrimonio familiare, anche la sua scrittura cambiò, avvicinandosi al dramma e quindi al teatro con l’opera El sete, sant matrimoni del 1897 di fattura chiaramente romantica. Nel 1898 ai Jocs Florals di Olot presentò il poema El Libre nou ed il famoso monologo L’ Infanticida con cui vinse il primo premio che Caterina non andò mai a ritirare; più avanti avrò modo di spiegare la ragione di tale scelta.
Nel 1900 compare per la prima volta l’autografo di Victor Català, lo pseudonimo che accompagnerà la Albert per tutta la vita. Ci nforma , la scrittrice, che si trattava del nome del protagonista di un romanzo rimasto incompiuto . Anche sulle motivazioni dell’uso del nom de plume maschile per affrontare il mondo letterario mi soffermerò più avanti.
L’influenza di Joan Maragall è evidente nel primo libro, pubblicato nel 1901, El cant dels mesos, che è una raccolta di poesie dedicata proprio a Maragall, e allo stesso Maragall è dedicato pure il poema L’oca blanca, pubblicato sul periodico «Joventut», cominciando così una costante collaborazione con questo giornale. Allo stesso tempo cominciarono, nel mondo letterario catalano e spagnolo, gli interrogativi sulla vera identità di un nome tanto virile. Ma Victor Català seppe sbalordire tutti, in primis, perché fu una grande innovatrice del romanzo modernista dal punto di vista strutturale all’interno del Modernismo dominante, coniando per la sua opera il binomio di “naturalismo rurale”. Catturò l’attenzione della critica con i Drames rurals nel 1902, raccolta di undici racconti, per lo più inediti, di grande crudezza, dove l’elemento brutale e tragico della vita rurale, mette in evidenza l’umanità schiava della natura, degli istinti e del destino. Nel prologo l’autrice, che sapeva bene che tematiche così forti potevano avversare la poetica modernista, mette in guardia la damisella ciutadana, vale a dire la lettrice delicata, della città, poiché i suoi racconti sono ''rurali'', dunque cosparsi di brutalità, pieni della naturalezza cruda dell’istinto, niente a che vedere con le sottigliezze del vivere cittadino .
A questo punto le reazioni del mondo letterario catalano furono contrastanti, Joan Maragall, ad esempio, che aveva tanto esaltato la sua poesia, rimase perlpesso di fronte al pessimismo dei racconti, mentre Josep Sebastià Pons vi vide un claror de perla humida. Intanto il mistero intorno al suo nome aumentava: ai Jocs Florals di Barcellona del 1903 vinse la Coppa del Consistorio con Marines, ma ancora una volta non andò a ritirare il premio. Arrivò così il momento della fama vera e propria con Solitud, il suo romanzo più conosciuto. Iniziò a pubblicarlo nel 1904 su «Joventut», e per scrivere meglio, dati i suoi impegni editoriali (ricordiamo infatti che nel 1904 uscì anche Ombìvoles, continuazione dei Drames rurals), si trasferì per un po’ di tempo a Barcellona, dove scrisse con autentica perseveranza. Concluso nel 1905, Solitud ebbe subito molte traduzioni ed ottenne nel 1909 il premio Fastenrath. C’è, a questo punto, un fugace ritorno alla poesia: Llibre blanc fu pubblicato nel 1905, ma non ebbe la portata dei racconti perché la tendenza realistica non aderiva bene alla versificazione. Prima del silenzio, fu la volta di Caires vius, pubblicato nel 1907. L’ interruzione della scrittura da parte di Caterina Albert fu probabilmente causata dalla cessazione delle pubblicazioni, nel 1906, del periodico «Joventut», dove la scrittrice aveva pubblicato le sue opere maggiori, e c’è anche chi tra i biografi sottolinea, nella motivazione del silenzio, l’estenuazione dovuta al lavoro di amministrazione della casa.
Il periodo più fruttuoso di Català fu, dunque, quello del primo decennio del XX secolo. Nel 1917 intervenne ai Giochi Florali di Barcellona pronunciando il lungo discorso De civisme i civiltat.
Poi, ancora periodi di silenzio e di interruzione di silenzio.
Un film, pubblicato sulla rivista Catalana, nel 1919, prima a puntate e poi in volume, segna un cambio di rotta della scrittrice che si allontana dall’ambientazione rurale per addentrarsi nei bassifondi di Barcellona. È un cambio che però non convince abbastanza. Ecco, allora, il ritorno alle tematiche più care con Mare Balena (1920) e Contrallum (1930), una nuova raccolta di racconti. Nel 1923 prese il posto del poeta Frederic Rahola alla Reale Accademia delle Belle Lettere di Barcellona.
Dal 1932 la vita di Caterina Albert non fu più la stessa: la morte della madre prima e lo scoppio della guerra civile poi trasformarono tutto. Molti dei suoi manoscritti furono perduti proprio durante la guerra civile a causa delle molte perquisizioni di cui fu oggetto la sua casa. Finita la guerra pubblicò un libro in castigliano, Retablo, che è un vero gioiello per tutti i collezionisti di manoscritti. All’età di ottant’anni pubblicò Vida molta, un esempio di elevato vigore narrativo.
Gli ultimi anni della sua vita, passati a letto, li dedicò al teatro, suo primo amore, con Teatre inèdit che fu pubblicato, nel 1967, dopo la sua morte, in cui la scrittrice presenta drammi di ambientazione borghese e cittadina permeati di romanticismo e introspezione, e lontani dalle venature realistiche delle pagine di prosa.
Obres completes del 1951, invece, è l’ultima opera letteraria che Victor Català pubblicò in vita, e con la quale trasmetteva ai posteri la scelta cosciente e precisa della sua produzione artistica.

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