Nepote - Biografia e opere


Cornelio Nepote nacque in Gallia Cisalpina, intorno al 100 a.C. e morì tra il 30 e il 25 a.C.
Le scarse notizie sulla vita ci provengono da Plinio il Vecchio, che lo definisce Padi accolla (originario dei dintorni del fiume Po’). Si recò a Roma, dove divenne amico di Cesare, di Cicerone, di Attico e dei poetae novi, tra cui Catullo, che gli dedicò il Liber (come si evince dall’incipit dello stesso, il carme 1). Fu sempre estraneo alle lotte civili e si preoccupò solo di poter comporre le sue opere.

Le opere


- Cronica:
in tre libri, è una sintetica storia universale, oggi perduta, che raccoglieva gli eventi più significativi della storia greca e romana (sappiamo della sua esistenza da Catullo).

-Exempla:
in almeno cinque libri, è una raccolta di aneddoti e notizie antiquarie ordinati secondo argomenti.
- biografia di Catone il Censore e Cicerone, la prima delle quali fu poi riassunta nell’opera principale.

- De viris illustribus:
in 16 o 18 libri, è un’opera pedagogica e di intrattenimento, adatta alla scuola che ne assicurò il successo che contiene una raccolta di biografie di personaggi celebri, sia in positivo sia in negativo, suddivisi per categorie; Nepote alterna per ogni gruppo una coppia di libri, nel primo si concentra sui personaggi greci, nel secondo su quelli latini, ponendosi così l’obiettivo di confrontare i costumi greci con quelli romani.

Il biografo si differenzia dallo storiografo in quanto il primo si mostra attento alla vita privata del personaggio di cui mette in risalto quei comportamenti che ne rivelano il carattere, ricorrendo al racconto di aneddoti o episodi significativi o curiosi, in prospettiva morale.

Alcuni aspetti delle sue opere sono interessanti e innovativi: il collegamento con la tradizione delle laudationes funebres e degli elogia sepolcrali, e un rispetto e un interesse per gli usi e costumi lontani da quelli romani e quindi per la diversità.

La prosa di Nepote è fluida, facile, piana, caratterizzata da un registro stilistico medio, a metà strada tra il sermo urbanus (l’elegante lingua colloquiale delle classi colte) e il sermo cotidianus (la vivace lingua parlata); è proprio per la sua lingua che ottenne maggior successo perché è per questo le sue opere furono sempre state adatte per la scuola. Le opere, tuttavia, non sono povere: sono presenti tecnicismi e artifici (chiasmi, zeugmi, anafore, paronomasie) la cui funzione è quella di arricchire la lingua. Infine, la sintassi non è sempre regolare.

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