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Lucrezio

Le poche informazioni sulla vita di Tito Lucrezio Caro derivano da una notizia riportata dal Chronicum di San Girolamo: "Titus Lucretius poeta nascitur: postea amatorio poculo in furorem versus, cum aliquot libros per intervalla insaniae conscripsisset, quos postea Cicero emendavit, propria se manu interfecit anno aetatis quadragesimo quarto (XLIV)", che significa "Nasce il poeta Tito Lucrezio: poi, indotto alla pazzia da un filtro d’amore, dopo aver scritto negli intervalli della follia alcuni libri, che in seguito Cicerone pubblicò, si suicidò nel quarantaquattresimo anno di età". Questa nota fu scritta riguardo ad avvenimenti del 97 aC. Un altro autore invece, Donato, nella Vita di Virgilio dice che Lucrezio morì quando Virgilio assunse la toga virile, ossia quando nel 53 aveva 17 anni, mentre Donato lo fa erroneamente cadere nel 55. Cicerone invece in una delle epistole Ad Quintum fratem, la nona del secondo libro, dice che nel 54 stava curando la pubblicazione delle opere di Lucrezio, che quindi era già morto. Insomma Lucrezio visse fra il 98 e il 55 aC. Alcuni giustificano il problema della pazzia credendo che Lucrezio si fosse innamorato di una donna che lo aveva rifiutato, così aveva fatto preparare un filtro d’amore che poi per errore aveva bevuto, cominciando a soffrire di insanità mentale. Ben più accreditata è però l’ipotesi che venne accusato di insania in quanto aveva voluto diffondere attraverso le sue opere l’epicureismo, dottrina ritenuta immorale a Roma, dove si era diffuso lo stoicismo. Non si sa dove sia nato, né la sua condizione sociale, ma secondo alcuni storici era legato al partito conservatore, perché Cicerone, conservatore, aveva fatto pubblicare la sua opera, nonostante fosse seguace dello stoicismo. Questo dimostra la sua magnanimità nel favorire la circolazione di un testo che era agli antipodi delle sue concezioni, ma sul quale aveva espresso giudizi lusinghieri, come quello nella lettera già citata "Lucreti poemata, ut scribis, ita sunt: multis luminibus ingenii, multae tamen artis", "i versi di Lucrezio, come scrivi, sono proprio così: sono pieni di molti lumi di talento e tuttavia di molta arte". Cicerone riconosceva perciò a Lucrezio l’ingenium, che riteneva la dote più importante per un poeta, infatti nella sua opera De finibus bonorum et malorum e nell’orazione Pro Archia aveva scritto che la poesia era frutto di doti naturali e di un’ispirazione quasi divina e riteneva la multa ars di Lucrezio come una ricerca esasperata del tecnicismo.

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