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Temi usati da Lucrezio

1)Polemica contro la religione tradizionale e la superstizione che ne consegue: riveste un ruolo importante. Il poema si apre con un’invocazione a Venere, un’immagine letteraria mutuata dalla tradizione greca sulla quale si innestano implicazione di ordine filosofico perché Venere è Hominum divumque voluptas (cioè la volontà degli uomini e degli dei e quindi un rimando alla teoria del piacere). Gli dei non sono implicati ne con la creazione ne con la tutela del mondo. Tra le conuiste del pensiero empirico c'è aver fatto capire che gli dei sono totalmente estranei alle vicende umane, ma gli uomini credevano il contrario, cioè la vita umana era oppressa sub gravi religione (dal grave peso della religione) che costringeva l'umanità a compiere gravi stragi come quella di Efigenia. Lucrezio scrisse “ Tantum religio potuit suadere malorum” “ tanto male poté suggerire la religione”. Al termine religione Lucrezio da il significato di superstizione. Non è negativa in se la nozione di Dio che è compatibile anche con la filosofia epicurea, negativo è il fatto che l’intervento della divinità sia stato associato a inspiegabili eventi atmosferici celesti alimentando la paura e facendo degenerare il sentimento religioso in superstizione.

2)Fisica epicurea: si basa sul concetto che nulla nasce dal nulla per volontà divina. Il secondo principio è che ciò che nasce non perisce del tutto: gli atomi che possono essere di natura diversa si aggregano e disgregano nel vuoto creando qualunque cosa. La visione epicurea è materialistica e meccanicistica soprattutto perchè la scienza coglie i meccanismi che regolano i movimenti. A limitare questa possibilità di codificare le leggi della natura è il clinamen cioè della deviazione esposta da Lucrezio nel secondo libro e in base a questa teoria gli atomi talora deviano spontaneamente e senza regole dalle traiettorie consuete per cui si introduce la casualità tra i principi che regolano la natura.
3)Natura matrigna: l’uomo lucreziano è incerto tra la ricerca appassionata di un senso per le cose e la difficoltà di trovare questo senso perché talvolta indagare sulla natura può creare angoscia. Normalmente l’indagine fa approdare l’uomo alla conoscenza ma ci può essere anche l’ansia degli uomini di fronte ad una natura “Tanta culpa praedita” cioè segnata da una colpa così grande, una natura segnata dalla colpa dell'uomo che è infelice perchè è costretto a lavorare con fatica e perché le sue domande cadono nel vuoto: perché la malattia, perché la ,morte. Quindi ci sono versi in cui la natura non è protettiva a cui si ispira anche Leopardi per la natura matrigna.
4)Necessità di liberarsi dalle paure: gli uomini sono perpetuamente ansiosi di liberarsi dall’inquietudine di cui non conoscono l’origine che cercano di rimuovere fuggendo le occupazioni abituali, fuggendo la vita di città andando a cercare altrove soprattutto nelle ville di campagna la quiete interiore cioè la commutatio loci, è un tema che si troverà anche da Orazio e Seneca. Gli uomini si spostano ma non risolvono l'angoscia perchè non possono fuggire da se stessi. Occorre che gli uomini imparino a conoscersi per capire quale sia il vero motivo della loro infelicità. Perciò è necessario conoscere la natura e quindi imparare la fisica e sapere che tutto è materia e la materia è costituita da atomi.
5)Morte: anche la morte è disgregazione di atomi, perchè vita e morte sono due aspetti di un perpetuo ciclo di aggregazione e disgregazione. La morte fa parte dell'esistenza: a: l’anima si disgrega e gli atomi tornano ad aggregarsi, quindi non esiste una vita dell’anima indipendente dal corpo, non ci sono luoghi dove le anime vanno dopo la morte del corpo, tutto è materia e quindi l’unica fonte di conoscenza sono i sensi, perchè dove ci siamo noi non c'è la morte e dove c'è la morte non ci siamo noi. Dovunque compaiono nel “De rerum natura” cenni del timore della morte, ma soprattutto nel 3 libro è trattato, vengono date 29 prove per sconfiggere la paura della morte. Perchè la paura della morte prova un distorto desiderio di vivere al massimo. il terrore della morte spinge ad accumulare ricchezze, a desiderare potere e lusso, a desiderare di emergere e sopraffare gli altri cosa che comporta odi, guerre. Invece la consapevolezza che la morte fa parte della vita e che è una cosa naturale permette all’uomo di superare la sua ansia e lo spinge a vivere mirando a ciò che è veramente essenziale: il controllo delle emozione, il godimento dei piaceri naturali, come il cibo, il sesso, l'amicizia il sereno rapporto con gli altri, l'indifferenza al potere, alla politica e alla ricchezza, ma desiderati solo nella misura in cui sono necessari per vivere. Gli strumenti per vincere la paura della morte sono tutti strumenti intellettuali: sono la ragione e la conoscenza che liberano l'uomo. È evidente che Lucrezio ha una posizione ortodossa nei confronti della filosofia di epicuro, si vede nell’affermazione che animus e anima sono entrambi mortali.
L'animus è la componente intellettuale
L'anima è la componente vitale
L’assenza di una preesistenza e postesistenza della componente spirituale rispetto a quella corporale da alla vita umana una dimensione di limitatezza. Secondo la critica il tono di Lucrezio non è sempre sereno e consolatorio, nel senso che le angosciose fantasie umane sulla morte che egli vorrebbe debellare in realtà sono sempre presenti.
Questo è il tema della persistenza dell’angoscia della morte perché al rigore dottrinale di un senso profondo di smarrimento espresso da Lucrezio filosofo si affianca uno smarrimento profondo espresso dal Lucrezio poeta dell’uomo di chi scopre che la vita umana un piccolo evento circoscritto isolato dal resto della storia/vita. Il tono di Lucrezio non è mai del tutto sereno e consolatorio per le angosciose fantasie umane sulla morte. Quindi quelle angosce che egli vorrebbe debellare sono sempre presenti. A rigore di Lucrezio filosofo si affianca lo smarrimento di Lucrezio poeta, anche l'amore è considerato sotto alcuni aspetti fonte di angoscia.
6)Sesso: secondo Epicuro è una necessità fisica, un impulso naturale alla riproduzione, che nel momenti della soddisfazione genera piacere.
7)Amore: l'amore è un'esperienza ingannevole e dolorosa. L'amore è infatuazione per il Simuclacrum(immagine) della persona amata. Gli atomi che compongono questi Simulacra sono così piccoli, leggeri e instabili che è impossibile catturarli tutti. Ne consegue la delusione, la sofferenza, talvolta la follia. Per Lucrezio l’attrazione erotica è un bisogno naturale e necessario che descrive con l’uomo primitivo che vive l’amore spontaneamente unendosi con la donna nei boschi, l’amore degli uomini civilizzati è una delle cause dell’infelicità perché l’istinto erotico è stato trasformato dalle sovrastrutture della civiltà diventando così passione, tenerezza, dolore, Lucrezio parla anche di sadismo. Gli innamorati vedono quello che non c’è e credono a quello che non esiste perché annebbiati dalla passione e quindi l’istinto erotico diventa malum, cioè un male fonte di sofferenza. Tutta la parte finale del quarto libro è dedicato proprio a questo argomento. Bisogna imparare ad amare con la guida della ragione, quindi amare da saggi seguendo l’istinto naturale ma sine pena, senza sofferenza e senza lasciarsi ingannare dalla seduzione delle donne. Lucrezio segue i tratti della satira antica, tradizionalmente misogina, donne portatrici di mali.

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