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De rerum natura: affinità e differenze

Come i poemi didascalici il de rerum natura è in esametri. La differenzia sostanziale è che alla narrazione degli eventi si sostituisce una serie di insegnamenti relativi ad una materia tecnica.
Le opere e i giorni di Esiodo, primo poema didascalico, hanno già la caratteristica strutturale che sarà comune a tutti i poemi del genere: proemio, che precede la trattazione didattica interrotta nel corso del suo svolgimento da un certo numero di digressioni. I poemi didascalici di Esiodo o quelli degli alessandrini Arato e Nicandro sono tutti in un unico libro e quindi Lucrezio diversamente da loro si trova a dover affrontare il problema della distribuzione di parti didascaliche e digressioni all’interno di ciascun libro, ma anche il problema della struttura complessiva dell’opera.
Questo spiega quell’articolazione in tre diadi con un’affinità di contenuto tra di loro. Questo spiega il fatto che il 1, 3, 5 libro (iniziali di ogni coppia) si aprono con un elogio di Epicuro anche se la simmetria è alterata dal 4elogio di Epicuro nel proemio del 6. Un’altra corrispondenza simmetrica sta nel carattere cupo nei finali di ciascuna diade che controbilancerebbe il tono ottimista quasi trionfalista degli elogi di Epicuro. Ciascuna diade inizia con le vittorie di Epicuro sui mali dell’umanità e si chiuderebbe con un quadro pessimista: fine del mondo nel primo, la peste in Atene nel sesto, gli effetti rovinosi dell’amore nel quarto. In tutti c’è il proemio e tutti tranne il primo hanno l’epilogo, cioè un pezzo di carattere meno tecnico che segna un distacco rispetto al resto della trattazione. Il terzo libro finisce con la paura della morte, il quinto con la storia del progresso umano. Quanto alle digressioni, c’è un’unica grande digressione nel secondo libro sul culto di Cibele, la Magna Mater, per il resto brevi digressioni nel quadro delle trattazioni scientifiche. La seconda differenza tra il poema didascalico ed epico sta nel fatto che il discorso non è in terza persona ma in seconda, cioè rivolta ad un destinatario. Il de rerum ha un destinatario a cui è dedicato preciso e un destinatario didascalico. La persona a cui dedica il poema è Caio Memmio,governatore della Bitinia nel 57-56, Catullo lo aveva seguito in Bitinia in quanto legato a lui da un rapporto di patrionato. Memmio era aristocratico, genero di Silla e forse fu patrono di Lucrezio stesso cosa che si deduce dalla parola inclutus usata solo per Venere o Epicuro. Lucrezio definendo Memio “incultus” usa un tono talmente enfatico che è indice di subalternità. L’immagine positiva di Memmio nei versidi Lucrezio contrasta comn il giudizio generale dei contemporanei: Catullo era rimasto deluso del viaggio con Memmio e aveva detto che a Memmio non importava nullo degli uomini a suo seguito. Cicerone aveva affermato che Memmio per il suo rifuggire la fatica aveva impoverito il suo talento. Memmio non era forse un epicureo convinto e ciò induce Lucrezio a considerarlo un destinatario, un allievo ideale da convincere e destinare alla verità epicurea. Ad un certo punto però non ci sono più appelli a Memmio forse perchè nel 53 si era reso protagonista del più grande caso di corruzione contemporanea politica per le elezioni del consolato del 53. Nel 53 perciò andò in esilio ad Atene. A Memmio si rivolge 9 volte. Molto più spesso si rivolge ad un “tu” generico, è la tecnica della Du Stil. Il “tu” generico è il destinatario didascalico: non è una persona concreta ma uno ideale dietro il quale c’è il pubblico a cui è destinato il suo poema.

Con il lettore discepolo instaura un rapporto che è il filo conduttore lungo il quale si articola il discorso scientifico e questo rapporto assume l’aspetto di appello al lettore. Gli appelli al lettore sono frequenti e hanno una struttura tipica che si esprime in tre modi:
1. Il poeta sottolinea che la sua spiegazione ha come fine l'accrescimento delle conoscenze del lettore e invita perciò il lettore all'attenzione
2. Si preoccupa che il lettore/ allievo non fraintenda quanto gli viene insegnato o che gli rimangono oscuri punti della dottrina o che non cada in facili errori.
3. Lucrezio invita il lettore/allievo a riconoscere una realtà evidente ed a trarre da se le conclusioni dei concetti precedentemente esposti.

La presenza nel de rerum natura di appelli al lettore che scandiscono l’argomentazione, è un recupero della tradizione di Esiodo che si rivolgeva al fratello Perse,ma è soprattutto un recupero dei tratti che avevano i poemi filosofici di Parmenide ed Empedocle.
Procedimenti argomentativi: ilo discorso didascalico come dice Conte si sviluppa in modo rigoroso argomentativo. Il discorso di Lucrezio ha delle argomentazioni fisse che sono:
L'enunciazione del tema
La dimostrazione attraverso le prove
(A volte) la confutazione di teorie di una scuola filosofica o di un filosofo in particolare
(A volte) ci sono repliche all'eventuale obiezione dell'interlocutore

Tutto ciò da luogo ad una struttura argomentativa serrata contrassegnata da una serie di nessi che segnalano i gradi dell’argomentazione. Ogni argomentazione consta di:
Argomento iniziale
Argomenti ulteriori
Deduzione finale

I passaggi sono scanditi da una serie di nessi che ricorrono quasi sempre all’inizio del verso e scandiscono la progressione, sono nessi di introduzione, transizione e conclusione e sono per lo più particelle, avverbi, congiunzioni: subito c’è “principio”, poi “preterea”, “tum porro” (e ancora), “sciliscet” (evidentemente) e poi la conclusione con “igitur” (pertanto). Si può avere anche quapropter (perciò) quod superest (quanto al resto) hunc accedit (a ciò si aggiunge).. sono elementi impoetici secondo la critica ma sono i puntelli di una catena di concetti di un discorso logico.
Il 3 libro testimonia la perizia argomentativa (elenca 29 modi per non temere la morte)
Tra i procedimenti argomentativi usati da Lucrezio abbiamo il sillogismo (dato per dimostare la falsità di tesi) e l'analogia (con cui si tenta di ricondurre al noto e al visibile ciò che è lontano o troppo piccolo per essere osservato).

Lucrezio è poeta visivo: tutto il poema è caratterizzato da una ricchezza di immagini perché la realtà per gli epicurei era conoscibile attraverso l’esperienza sensibile e quindi quando i sensi non riescono a percepire entità come gli atomi,si impone il ricorso all’analogia. Il paragonare il movimento degli atomi al movimento del pulviscolo in un raggio di sole è un esempio di poesia visiva.

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