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-Venere tra le Braccia di Marte-

In questo brano, tratto dal ‘De Rerum Natura’, avviene l’incontro tra Venere e Marte, dove Venere chiede la pace per i Romani a Marte, dio della Guerra.
Venere rappresenta la Vita, Marte la morte.
Si nota la presenza del tema dell’amore carnale, una novità rispetto ai testi precedenti.

-Nulla Nasce dal Nulla-

In questo brano, anch’esso tratto dal ‘De Rerum Natura’, si nota la presenza della spiegazione delle basi su cui si fonda la filosofia atomistica.
In questo caso viene persa la parte poetica del testo, sostituita da un intento di spiegare ed indottrinare chiunque legga il testo.

-La Forma degli Atomi. Il Dolore della Giovenca-

Questo brano, tratto dal ‘De Rerum Natura’, tratta principalmente degli Atomi; secondo la filosofia epicurea gli Atomi sono infiniti e hanno uno differenti qualità dall’altro; difatti grazie a ciò esistono diversi tipi di animali di razze diverse (compreso l’uomo).

Inoltre qui Lucrezio critica le credenze religiose, poiché legate a semplici superstizioni.

-Epicuro, Soccorritore degli Uomini nella Lotta contro la Superstizione-

In questo brano, sempre tratto dal ‘De Rerum Natura’, viene affrontato l’argomento della Superstizione, legato fortemente a quello Religioso.
Lucrezio effettua anche un elogio verso il suo maestro Epicuro, il cui nome significa proprio ‘soccorritore’, poiché lui era stato in grado di andare oltre le Superstizioni, dettate da Religioni o credenze simili (che portano pregiudizi), in modo da cercare la vera verità.

-L’Anima è Mortale-

In questo brano, facente parte del III libro del ‘De Rerum Natura’, viene affrontato l’argomento dell’Anima; secondo l’idea di Epicuro e quindi anche quella di Lucrezio, essa è un corpo a sé dentro un altro corpo. Essa, come il corpo esterno, si può dividere in più parti quando un arto viene tagliato in due (nel brano c’è l’esempio del combattimento tra dei gladiatori), e quindi è da considerarsi mortale, poiché ciò che è divisibile in parti è mortale.

-L’Angoscia dei Disperati-

In questo brano tratto dal VI libro del ‘De Rerum Natura’, Lucrezio tratta l’argomento della peste, una tra le malattie infettive più devastanti, che nel tempo passato era simbolo di terrore assoluto; essa era causata da delle zecche che infettavano i topi.

Qui Lucrezio approfondisce come l’uomo si comporta nelle situazioni difficili quando ormai è prossimo alla morte; afferma anche che la peste non è causata dagli dei, ma dalla mancanza di igiene, cosa che dirà anche Manzoni nei ‘Promessi Sposi’.

Un altro autore della letteratura che parlò della peste fu Camus, che narrò dell’invasione dei topi che morivano per strada e di notte, se non si stava attenti, si camminava sopra le loro carcasse.

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