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Opere "teologiche"

Che rapporto aveva Cicerone con la religione? Di certo, per Cicerone, la religione era il giusto collante tra singolo individuo e Stato. La Religione, per i Romani, era dunque un qualcosa di pubblico. Si pregava per il bene dello Stato, per la salvezza di una grande collettività. Inoltre emerge anche la concezione platonica dell'anima e del regno dei cieli, ripresa poi da Cicerone con il Somnium Scipionis. Cicerone, nelle opere prese in analisi, utilizza il dialogo platonico: efficace ed incisivo.

- Il De natura deorum (La natura degli dei) del 45-44, è un dialogo in 3 libri, sempre dedicati a Bruto. Vengono esposte e confutate le teorie filosofiche epicurea e stoica sull'esistenza degli dei e sulle loro prerogative. Alla fine del terzo libro, lacunoso, Cicerone sembra propendere per la teoria stoica, ritenuta più verosimile.

- De divinatione (La divinazione), del 44, è un dialogo in 2 libri fra Cicerone e il fratello Quinto. Lo scrittore critica la divinazione nelle sue varie forme come superstizione; tuttavia sostiene alla fine che "è doveroso difendere le istituzioni dei nostri antenati, mantenendo in vigore i riti e le cerimonie" perché ciò è utile allo Stato.

- De fato: è un trattatello scritto dopo la morte di Cesare (44), giunto lacunoso, illustra il contrasto tra destino e libero arbitrio.

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