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Le opere filosofiche


Negli ultimi anni Cicerone si dedicò alla scrittura di opere filosofiche. Egli definisce la propria attività come “in grado di giovare ai giovani” , mettendo a disposizione il pensiero filosofico greco in lingua latina.
Le prime due opere che egli scrisse furono un “Consolatio” a se stesso, in occasione della morte della figlia Tullia, e un dialogo, “L’Hortensius”, un protettico, ovvero un’esortazione alla filosofia, di entrambe attualmente sono giunti solo frammenti.
Cicerone affrontò nel dialogo “Academici” il problema della conoscenza, di cui ci rimangono solo due libri. Il titolo è legato alla posizione “ probabilistica “ della scuola accademica. Non esiste un criterio oggettivo per distinguere con assoluta certezza la verità dalla menzogna, ma ci si avvicina alla verità attenendosi a ciò che appare approvabile e verosimile. Il dialogo “De finibus honorum e malorum” affronta la tematica centrale delle scuole di pensiero ellenistiche, ovvero lo scopo supremo della vita. Differentemente dall’epicureismo Cicerone afferma che la felicità s risiede nella virtù.

Le “Tusculanae Disputationes” sono un contraddittorio di cinque libri, tra Cicerone e un interlocutore anonimo, che propone argomenti, osservazioni e obiezioni, trattando principalmente della felicità e degli ostacoli per raggiungerla. Nell’ultimo libro dei cinque libri Cicerone dimostra la tesi secondo cui con la virtù ci sii assicura all’uomo la felicità.
Cicerone compose anche tre opere di filosofia della religione
- De natura deorum, tre libri nei quali sono esposte la tesi epicurea dell’estraneità degli dei rispetto al mondo e la tesi stoica dell’esistenza di una divinità razionale che governa il mondo.
- De divinazione, due libri in cui l’autore si oppone alla fede nelle varie forme di divinazione del trascendente( sogni, oracoli, prodigi aruspici eccetera)
- De fato, problema: la vita umana è determinata dal destino e dal libero arbitrio umano? Cicerone affronta il problema della guida umana chiedendosi se questa sia guidata dal libero arbitrio oppure dal destino.
Cicerone scrisse due dialoghi di filosofia morale:
- Cato Maior de Senectute, in cui cicerone immagina che nel 150 a.C. a 84 anni Catone il censore discuta on scipione Empiliano e Gaio Lelio elogiando la vecchiaia;
- Laelius de amicitia, dialogo dedicato all’amico attico in cui dopo la morte di Scipione, Lelio rievoca la figura dell’amico.

Il “De Officiis” rappresenta l’ultima opera filosofica di Cicerone, strutturata in tre libri. È un trattato dedicato al figlio Marco in cui l’autore segue un’ unica fonte, un testo dello storico Panezio di Rodi. Nel Proimo libro del De Officiis viene chiarito il concetto di honestum-bene morale, in base al quale si stabiliscono i doveri. Il secondo libro tratta dell’Utile e di come esso sia in correlazione con l’honestum. Nell’ultimo e terzo lilbro Cicerone si dedica al conflitto tra l’onesto e l’utile (argomento tralasciato da Panezio) Egli sostiene che il conflitto è solo apparente perché non c’è vera utilità in azioni che mirino solo al tornaconto personale.
Le opere filosofiche di Cicerone sono importanti perchè consentono di ricostruire il pensiero di vari filosofi greci i cui testi sono perduti. L’autore segue il metodo “Dossografico” ovvero la discussione dei problemi tramite l’analisi delle varie opinioni. Questo metodo opera una sintesi critica delle posizioni assunte dalle varie scuole di pensiero. Qui Cicerone si dimostra “Eclettico”, accoglie e fa proprie le posizioni che gli appaiono più convincenti, senza però abbracciare totalmente un’unica dottrina. L’ideale dell’ humanitas - concezione dell’uomo è una sintesi stessa del pensiero greco e dell’aspetto politico e morale che in quel tempo vigeva a Roma.
L’uomo è superiore agli animali grazie al dono della ragione, è capace di assoggettare gli istinti naturali adottando un comportamento consono in ogni circostanza; deve possedere una cultura di tipo enciclopedico, possedere e usare tolleranza, rispetto e benevolenza; deve rendersi utile alla società, classifica i riconoscimenti esteriori come sia da non disprezzare sia da non idolatrare. Lo scopo delle opere filosofiche di Cicerone è quello di fornire la letteratura latina di opere filosofiche. Infatti sono fondamentali le scelte lessicale che egli adopera. La difficoltà sta nell’esprimere in latino concetti e termini propriamente greci che spesso non avevano corrispondenza in Latino. Motivo per cui Cicerone creò il lessico tecnico- filosofico latino adottando vocaboli e estendendone il significato seguendo l’esempio dei suoi predecessori Lucrezio e Seneca

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