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-Le Opere Filosofiche-

Le Opere Filosofiche sono di vario genere, da quello politico a quello etico; ne fanno parte il De Re Publica, il De Amicitia, il De Officis e il De Senectute.
Scrivendo questi testi filosofici, Cicerone voleva creare una sorta di letteratura filosofica in lingua latina, come era accaduto precedentemente in Grecia.

Le Opere Filosofiche hanno tutte la forma di un Dialogo, come lo erano le opere di Platone, ma quelle di Cicerone presentano meno battute dei singoli personaggi e molti lunghi monologhi.
L’idea di Cicerone era quella di diffondere in ambiente romano la filosofia greca.

Nel ‘De Re Publica’, Cicerone si rifà al testo di Platone della ‘Politeia (Repubblica)’ dove affronta in sei libri il tema dello stato ideale attraverso dialoghi tra Scipione l’Emiliano e altri personaggi politici minori.
Nell’opera egli analizza le varie forme di governo e le loro degenerazioni (ad esempio da monarchia a tirannide), affronta il tema della giustizia e disegna la figura dell’uomo ideale per governare uno Stato (colui che riesce a sacrificare ogni interesse personale per il bene della comunità, assicurando sempre stabilità allo Stato).

Il ‘De Officis’ è un trattato di tre libri, dove Cicerone analizza i diversi doveri privati e pubblici.
Egli parla dell’ ‘honestum’ e dell’ ‘utile’, oltre che dei doveri che spettano alla classe dirigente e a quella privata.

Nel ‘De Senectute’, Cicerone parla di Catone il Censore, uomo simbolo della vecchiaia operosa, difendendo la vecchiaia, la quale era considerata ormai come la fine della vita, e gli anziani che erano considerati inutili per la società; Cicerone dimostra invece l’esatto contrario. Inoltre l’opera tratta anche del tema della morte e della paura che essa suscita.

Nel ‘(Laelius) De Amicitia’, Cicerone tratta dell’origine e della natura dell’amicizia, sfruttando la figura di Gaio Lelio, facente parte del Circolo Scipionico, il quale dialoga con Scipione l’Emiliano, suo amico.
Vengono trattati diversi temi dell’amicizia; qui si denota il ‘pessimismo ciceroniano’: afferma che l’amicizia è fragile e non duratura, poiché le alte sfere (i nobili) cercano di rendersi amici le persone normali e viceversa, in modo da ottenere vantaggi; critica quindi la visione epicurea dell’amicizia, vista come mezzo per ottenere vantaggi.
Cicerone, poi, afferma che l’amicizia in ambito privatistico è l’unica vera, visto che non serve per ottenere vantaggi, ed essa è seconda solo alla saggezza.

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