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Cicerone - Opere filosofico-etiche

Le opere filosofiche-etiche di Cicerone sono tre: Cato Maior De Senectute, Laelius De Amicitia, De Officiis. Nella prima opera Cicerone immagina che Catone il Censore, ormai 84enne, parli al giovane Scipione Emiliano e a Gaio Lelio dei piaceri che l'uomo virtuoso tra e della vecchiaia. Il breve trattato appare ricolmo di digressioni storiche ed exempla di uomini gloriosi che benché affaticati dallo scorrere degli anni sono sempre stati in grado di contribuire in maniera attiva al progresso culturale e politico di Roma.
Nel Laelius de amicitia l'ambientazione è esattamente successiva alla morte di Scipione l'Emiliano e l'opera è dedicata,come la precedente,al suo caro amico Attico. Gaio Lelio esalta il valore dell'amicizia disinteressata che può sussistere solo negli uomini virtuosi respingendo la tesi epicurea secondo cui l'amicizia nasce dalla ricerca di un utile reciproco.
Il De Officiis è l'ultima opera di Cicerone, divisa in tre libri e dedicata al figlio Marco. L'opera è un trattato etico politico ispirato al Sul conveniente del filosofo stoico Panezio di Rodi. Nel primo libro si tratta del concetto di honestum e i relativi doveri. L'honestum si manifesta nelle quattro virtù che già indicate da Platone ovvero giustizia, prudenza, magnanimità e temperanza. Il secondo libro è dedicato al concetto di utile, metà delle azioni umane. Nel terzo libro si affronta una tematica tralasciata da Panezio ovvero il conflitto tra utile e honestum. Per Cicerone un'azione è utile se gioco alla collettività. L'opera tratta anche delle necessità dell'impegno politico e dei problemi di carattere sociale e si presenta come un galateo per i romani[/]

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