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Cicerone - La dedica ad Attico

E’ la dedica che Cicerone fa al suo migliore amico e dedicatario dell’opera, che contiene un riferimento anche a Catone il Censore come esempio di moralità e perfezione dei valori.
Cicerone affida a Lelio l’arduo compito di parlare di un tema così importante, l’amicizia, e in questo frammento di testo viene fornita una giustificazione della sua scelta.
All’interno di questo passo si trova anche un invito ad Attico, l’interlocutore del dialogo, e il registro formale rintracciato nelle altre opere si perde a favore di una dimensione più familiare del TU che non è più accusatorio come nelle Catilinarie, in cui era antitetico e serviva ad accentuare la differenza tra viri boni e viri mali, e apre la strada alle epistole.

La dedica si apre con una dichiarazione poetica, infatti Cicerone afferma di voler fornire esplicitamente le sue intenzioni, in che modo vuole parlare dell’amicizia e chi vuole scegliere perché tratti di questi argomenti dato che si è distinto per la sua moralità

Lo stile comincia ad avvicinarsi a quello delle epistole, infatti è meno ricercato, e per quanto riguarda i concetti viene esposto come l’amicizia sia innanzitutto una questione privata che va di pari passo con i ruoli politici, dunque si intersecano sia i fini personali sia quelli dello Stato e i due amici non sono solo colleghi in ambito lavorativo ma coltivano un rapporto anche al di fuori.
Un’accezione in più che Cicerone vuole fornire al rapporto è che spesso questo può essere complicato dalle idee politiche, che potrebbero essere contrastanti.

L’argomento dell’opera viene espresso subito (“de amicitia”), nel primo rigo, e l’utilizzo dell’aggettivo DIGNA per parlare dell’amicizia è fondamentale: questo sentimento è degno perché si basa su un patto, la fides, e tutto ciò che non la rispetta è indegno, cioè non ha dignità.
Al quarto rigo si trova il riferimento a Catone Maiore, a cui Cicerone aveva già dedicato un’opera all’interno della quale spiegava il parallelismo che intercorreva tra la senilità e la saggezza, che sono l’una conseguenza dell’altra.
Segue una citazione a due uomini con cui Cicerone strinse un rapporto, Lelio e Scipione l’Emiliano; quest’ultimo è importante perché in quel periodo stava nascendo il circolo degli Scipioni che abbracciava le grandi menti che si distinguevano culturalmente.

Si concretizza poi la spiegazione del perché Cicerone scelga proprio Lelio: questi, oltre a essere suo amico, si legò a Scipione e la loro amicizia fu così pura da poter essere considerata un exemplum da seguire e su cui basare questo trattato.
I valori su cui si fondava il loro rapporto erano l’AUCTORITAS e la GRAVITATE, due caratteristiche proprie solo dei viri boni e che insieme alla fides, se rispettati, portano all’essere uomini perfetti: la prima è l’autorevolezza, non autorità, che consiste nel farsi rispettare perché si è un uomo buono e non perché si è dispotico, facendo comprendere agli altri il proprio ruolo; la seconda è la fermezza, forza d’animo.

Nel quinto paragrafo Cicerone si rivolge ad Attico, in maniera amichevole, chiedendogli di pensare che le sue parole escano dalla bocca dello stesso Lelio (dando luogo a una finzione letteraria), distintosi come uomo sapiente e perfetto che dunque può parlare dell’amicizia perché sa cos’è, dato che si può parlare dell’amicizia solo se si hanno intessuti buoni rapporti e non è possibile predicare bene e razzolare bene.
A livello linguistico, “ad senem senex de senectute” è una variatio, differente dal poliptoto perché non sono presenti dei verbi coniugati diversamente bensì dei sostantivi declinati in differenti casi. Un’altra variatio è presente poco dopo in “ad amicus amicissimus scripsi de amicitia” in cui si fa leva sui gradi dell’aggettivo, che prima è sostantivato, poi è superlativo, e sul sostantivo da cui deriva.
Questi giochi di parole sono caratteristici di Cicerone perché determinano ridondanza.
Il TU del quartultimo rigo è di valenza fondamentale perché non è lo stesso delle opere precedenti ma afferisce a una dimensione più familiare e intima.

Da questo passo, Cicerone conclude proponendosi di ripercorre il concetto di amicizia dalla morte di Scipione l’Africano in poi, attraverso Lelio.

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