Catullo (Gaio Valerio Catullo) - Gallia Cisalpina (Italia settentrionale) - 84/54 a.C (trent’anni).
Nasce a Verona, da una famiglia d’alto rango provinciale. San Gerolamo ci dà le notizie della nascita/morte.
Si trasferì a Roma giovane e formò un cenacolo letterario con alcuni altri poeti come Calvo e Cinna che condividevano gusti e cultura. Ma era legato alla sua terra d’origine, infatti vi tornava spesso.
Soggiorna in Asia Minore per rendere omaggio alla tomba del fratello, sepolto e vi scrive un carme (101).
Evento cruciale della sua vita: l’amore per Clodia (Lesbia), sorella di Clodio, tribuno della plebe. Aveva una decina d’anni in più di Catullo e fu moglie di Quinto Metello Cèlere (console) e aveva numerosi amanti.
La storia d’amore ha inizio con il carme 51 e termina con l’11. Ma è anche un addio alla vita.
•Il Liber: raccolta di 116 poesie di Catullo, ma non come lui le aveva ordinate. La raccolta è organizzata in base ai metri usati nei componimenti.

Carmi 1-60 (nugae = poesie leggere): componimenti brevi di vario argomento, amore per Lesbia.
Carmi 61-68 (carmina docta): più ampi, più impegnati stilisticamente, con riferimenti al mito.
Carmi 69-116 (epigrammi, elegie): brevi, di vario argomento, satirici e sentimentali.
Amore per Lesbia nella prima e nella terza parte.
Ha dedicato una parte delle poesie, il libellus (non più identificabile), a Cornelio Nepote, le nugae, cioè “poesie leggere”, provocatoriamente non impegnate nei contenuti (poesia come gioco, raffinato ed elegante, che segue regole precise). Il libellus era piacevole e divertente.
Influenzato dalla poesia alessandrina (= ellenistica) ed effettua il “labor limae”. Disprezza la poesia arcaica.
•Disgustato dalla condizione politica corrotta del tempo, come Aristotele, se ne allontana e trova rifugio nella letteratura. Catullo si scaglia quindi contro Cesare e i suoi seguaci, attaccati come parvenu disonesti e corrotti. Nelle poesie fa insulti contro la corruzione dei potenti e il rifiuto della tradizione. Irriverente verso Cesare e Cicerone (carme 49, sarcastico elogio).
Frammenti di vita vissuta utilizzati per componimenti, come aveva fatto Boccaccio, poi rielaborati sul piano formale. Fa scherni, derisioni, prese in giro negli epigrammi contro i parvenu.
Nei carmi giambici è presente un’oscenità (aggressività, violenza, realismo crudo), ma anche umorismo.
Presenti carmi erotici e omoerotici (gelosia, motivi dei baci).
Poesia come amicizia: nelle sue poesie racconta dei suoi amici e le dedica a loro. Era autoironico. Aveva una vena malinconica e riflessiva sulla sorte propria e altrui, come nell’epigramma per suo fratello.
•Amore per Lesbia: vera storia d’amore passionale e tormentata, scritta nei carmi più passionali di tutta la poesia latina. I carmi 51 e 11 ordinati in maniera logica perché si rifanno al metro saffico. Amore non contraccambiato, lui aspira a un’unione totale (anima + corpo). Amore necessario per dare senso alla vita.
Ma anche amore proibito, perché lei è sposata. Ama Lesbia più di se stesso e di qualunque altro.
Fides: un patto di fedeltà che Lesbia non raccoglie. Dopo questa delusione (della fedeltà non ricambiata) lui accetterà anche i tradimenti di lei, per il suo amore. Che era troppo ardente e lei troppo infedele: svaniscono bruciate le illusioni e Catullo ora osserva tutto per com’è realmente. Impreca tante volte gli dei affinché possa conservare la lucidità. E qui avviene la divisione tra anima e corpo, passione e sentimento. Alcune volte si compiace, che lei ora non sarà amata più da nessuno, ma altre volte s’indigna e si mostra deluso e arrabbiato.
•I carmina docta: la parte centrale della raccolta, caratterizzati da una maggiore ampiezza, lingua più ricercata, privi di abbellimenti artificiosi.
Carmi 61 e 62: tema delle nozze. Sono ampi epitalami o imenei (canti nuziali). Il 62 è scritto in esametri, non composto, come il 61, per una determinata occasione, ma come un canto amebeo (a voci alternate) di ragazzi e ragazze che si scambiano battute sul tema delle nozze.
Carme 63: Attis, epillio del giovane che si evira (= castra), ma una volta risvegliatosi dopo l’orgia sacra, si pente del gesto che ha compiuto.
Carme 64: le nozze di Pèleo e Tètide, un epillio in esametri, il più ampio tra tutti i componimenti di Catullo. Sono nozze mitiche con la tecnica alessandrina dell’incastro (inserire nuovi racconti nel racconto, come Promessi Sposi e Monaca di Monza) incentrata sulla coperta nuziale.
Carmi 65 e 66: la Chioma di Berenice. Il carme 65 è una dedica affettuosa e raffinata del componimento successivo (carme 66) all’oratore Ortalo, suo amico. Il carme 66 è una traduzione di un’elegia di Callìmaco, di cui si parlava di un mito per una nuova costellazione, dovuta al taglio di capelli di Berenice.
Carmi 67 e 68: Carme 67, una breve elegia su scandalo di una famiglia raccontato da una porta di casa. Carme 68, di carattere autobiografico: riconoscenza verso un amico che gli è venuto in soccorso favorendo il primo incontro tra Catullo e Lesbia: inserzione di un mito con funzione di exemplum: Lesbia venne tra le braccia di Catullo come Laodamìa si era unita, bruciante d’amore, a Protesilào, senza compiere i riti nuziali: ella perse lo sposo, caduto sotto le mura di Troia. Carme 68: autobiografia+mito.
•Originalità di Catullo perché riesce a equilibrare la bruciante esperienza esistenziale e la puntigliosa concentrazione di stile. Aveva uno stile eccellente e lasciava apparire i suoi sentimenti, carattere e stati d’animo. Stile colloquiale, ma questa naturalezza non è “naturale”, bensì ricercata e creata da una sapiente stilizzazione. Usa termini “alti” accostati a espressioni del sermo familiaris e vulgaris + grecismi (spesso dallo stile elevato). E’ chiara l’impronta alessandrina (ellenistica).

Hai bisogno di aiuto in La fine della Repubblica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email