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Catullo

Catullo nasce a Verona nell’87 a.C. e muore a 31 anni nel 57 a.C.
Nasce da una famiglia benestante e già all’età di 20 anni si reca a Roma per perfezionare la sua istruzione e prepararsi ad un avvenire prestigioso. In particola, a Roma Catullo frequentò il cenacolo dei poetae novi, che lavorano allo svecchiamento della poesia romana. L’adesione di Catullo ai poetae novi fu in qualche modo una scelta di vita perché i suoi carmi dimostrano che fu refrattario a ogni impegno personale in ambito politico. I poetae novi vivevano tra poesia e amori liberi, avevano una mentalità anticonformista, ma senza intenti di innovazione in campo politico (tale disinteresse era probabilmente dovuto alle difficili condizioni di un’epoca lacerata dai contrasti civili).
La novità dei poetae novi stava nella percezione di un profondo disagio, disagio di chi non si sentiva di condividere le antiche virtù ma neanche di accantonarle; a questo proposito si parla di “rifondazione delle antiche virtù”, che in Catullo occupano un posto non meno centrale che nel sistema del mos maiorum.

Non conosciamo quali siano state le cause della morte precoce di Catullo, ma nei suoi carmi parla di mala tussis, malessere, e terribile male, il che ci fa pensare a un morbo che ha consumato anima e corpo di Catullo portandolo alla morte a soli 31 anni.

La poetica
La poetica di Catullo matura nell’ambiente dei poetae novi che non erano letterati di professione, non ambivano all’affermazione sociale, anzi facevano dell’otium, "disimpegno civile", la loro professione di vita. Tale comportamento trova una spiegazione nella volontà di rifondare una letteratura che si era inaridita.
Il cambiamento di orizzonti letterari presuppone anche l’incontro con la poesia ellenistica che, grazie a Callimaco, aveva espresso un nuovo canone fondato su poesia breve, elegante e colta. L’incontro di Catullo con la poesia ellenistica è evidente nella varietà dei componimenti e dei metri, nella brevitas e nella lunga elaborazione stilistica.
A partire da Catullo e dai poetae novi il poeta si appropria del testo, infondendovi i propri sentimenti (soggettivismo).

la lingua e lo stile
La lingua di Catullo è caratterizzata dalla varietà dei registri espressivi e dalla perfetta corrispondenza tra situazione lirica e soluzione formale.
Nella lingua e lo stile del Liber si possono individuare le seguenti componenti:
• Lingua colloquiale e familiare: uso frequente dei diminutivi, di espressioni di uso quotidiano sia a livello lessicale che a livello sintattico, e delle apostrofi.

• Termini dotti
• La sintassi: uso degli iperbati, antitesi, parallelismi e anafore. Largo impiego di figure retoriche e ritmiche.

Liber

È una raccolta di 116 carmi, probabilmente ordinati dopo la morte di Catullo da Cornelio Nepote non secondo l’ordine cronologico, ma secondo l’ordine metrico.
Questa disposizione consente di ripartire i testi in 3 sezioni:
Nugae (dall’1 al 66): sono caratterizzati dalla varietà di metri e sviluppano due temi di fondo: l’amore per Lesbia e il rapporto con la cerchia dei conoscenti.
Carmina docta (dal 61 al 68): sono in metri vari e caratterizzati dal forte impegno letterario che si riscontra nella maggiore estensione, nella forte ambizione stilistica e nell’innesto di complesse tematiche.
Epigrammata (dal 69 al 116): in distici elegiaci, ripropongono le situazioni della Nugae, specialmente l’amore per Lesbia, ma anche motivi più epigrammatici.


La figura di Lesbia e la relazione con Catullo
L’evento più significativo per la vita di Catullo fu l’incontro con la donna che nel suo canzoniere viene indicata col nome di Lesbia. Probabilmente il vero nome di questa donna era Clodia, la sorella di Publio Clodio Pulcro. Moglie di Quinto Metello Celere, rimasta vedova nel 59, Clodia era una donna libera e di costumi emancipati. Non si sa quando la conobbe Catullo che ne divenne l’amante quando il marito era ancora in vita; comunque, la loro relazione ebbe un seguito turbolento, finché Catullo nel 59 dovette tornare a Verona per la morte del fratello. Durante il suo soggiorno a Verona Catullo viene a sapere da un amico che Clodia stava frequentando altri giovani dell’alta società, ma, tuttavia, una volta tornato a Roma, dato che la relazione tra Clodia e Celio era finita, ci fu un'ennesima riconciliazione.

Nel canzoniere di Catullo il tema principale è l’amore che è visto da Catullo come un'esperienza totalizzante, in grado di sorbire tutta la vita di un uomo, e presuppone che alla donna venga conferito un nuovo ruolo. Alla donna viene attribuita una personalità libera e autonoma e, quindi, è padrona delle proprie scelte in campo affettivo. Catullo spende la vita in un rapporto che, nonostante si fondi sull’adulterio, soddisfa le sue esigenze affettive congiungendo l’appagamento sessuale dell’amore libero con una lealtà pari a quella che lega due coniugi.
Un tale rapporto induce a riscoprire alcuni valori legati al mos maiorum, in particolar modo, fides, pietas e castitas; quindi, Catullo sulla base dell’esperienza amorosa con Lesbia esamina i concetti di fides (fiducia tra due persone, patto spirituale) e foedus (patto tra due persone che può essere scritto o meno), l’amore spirituale può coincidere coi due mentre l’amore fisico non sempre.

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