Ille mi par esse deo videtur

Quello mi sembra essere uguale a un Dio (mi sembra che quello sia simile a un Dio)
e che quello, se lecito dirlo, sia superiore agli Dei,
Lui che ,stando seduto di fronte, continuamente ti
guarda ed ascolta (te)
mentre sorridi dolcemente, fatto che strappa a
me infelice tutte le sensazioni; infatti nonappena
vedo te o Lesbia, non mi rimane
un filo di voce in bocca (a me nulla di voce),
ma la lingua si intorpidisce, una sottile fiamma
si insinua sotto le ossa, le orecchie risuonano (ronzano)
di un ronzio interno,
i due occhi son ricoperti dalla notte.
Oh Catullo, l’ozio ti è molesto,
ti esalti a causa dell’ozio e ti ecciti troppo.
L’ozio mandò in rovina in precedenza sia i re
sia città prospere.

Note stilistiche

- Anastrofe al verso 5 (“misero quod”)

- “Omnis” al verso 5 sta per “omnes”
- Iperbato tra i versi 5-6, tra “omnis” e “mihi”
- Al verso 7, “aspexi” ha valore iterativo
- Al verso 7 troviamo un anastrofe e tmesi tra “est” e super”, che sta per “superest”
- Tra il verso 9-10 troviamo un iperbato tra “tenuis” e “flamma”
- Tra i versi 11-12, troviamo un’ipallage tra “gemina”, “lumina” e “nocte”: amore visto come una forza che colpisce tutti i sensi ed il modo di essere dell’uomo.
- Nell’ultima strofa trovimo un’anafora con poliptoto di “Otium”: l’ultima strofa rappresenta una riflessione morale che Catullo rivolge a se stesso, riflessione che non troviamo in Saffo; Catullo rivendica la libertà nei confronti del modello e della vita interiore.
- La differenza tra “ius” e “fas” (secondo verso); “fas” rappresenta i rapporti con la divinità; “ius” rappresenta i rapporti civili.

Sul sepolcro del Fratello

Trasportato attraverso molti popoli e per molti mari,
giungo per queste infelici offerte funebri, oh fratello,
per donarti un dono estremo di more (l’estremo dono di morte)
e per parlare invano alla tua cenere muta.
Poiché la sorte ha strappato te (stesso) a me,
aimè misero fratello strappatomi ingiustamente!
Ora, tuttavia, nel frattempo, queste cose (offerte) che
secondo l’antica usanza degli avi
ti sono presentate come triste dono per offerte funebri

ricevi questi doni molto grondanti di pianto fraterno
e per sempre, fratello, addio!

Al primo verso abbiamo un’anastrofe, “multas per gentes” ed una anafora con poliptoto, “multa, multas”; al primo verso ci viene trasmessa un’idea di fatica e del pelligrinare, della lontananza della tomba da Roma. Al quarto verso Catullo esalta tutti quegli aggettivi riferiti alla cenere, in quanto vuole sottolineare l’inutilità del gesto.
In questo carme troviamo una estrema consapevolezza del poeta che contatti tra il mondo dei morti e quello dei vivi sono impossibili, tanto che arriva anche a presentare tutte le offerte e le gesta funebri come inutili.

A Cicerone, sommo oratore

Oh elonquentissimo tra i nipoti di Romolo(Romani)(1),
quanti(2) ce ne sono e quanti(2) ve ne furono, oh Marco Tullio(3),
e quanti(2) ve ne saranno negli anni seguenti in futuro,
Catullo ti ringrazia moltissimo,
il peggior poeta di tutti,
tanto peggiore fra tutti
quanto tu(4) sei il migliore avvocato di tutti(5).

1. Cicerone in verità non è nato a Roma, e perciò non è Romano. E’ inoltre significativo il fatto che Catullo utilizzi l’aggettivo “disertus” invece che “elonquentus”; difatti “disertus” sta ad indicare un chiaccherone, al contrario di “eloquentus” che, invece, indica una persona con doti oratorie sviluppate grazie, anche, allo studio. Possiamo quindi affermare che fin dai primi versi troviamo una punta di sarcasmo nei confronti di Cicerone.
2. Anafora di “quanti”: Catullo introduce un tono eccessivamente solenne per prendere in giro Cicerone.
3. Catullo chiama Cicerone con nome e cognome con sarcasmo e come presa in giro; difatti anche Cicerone usava presentarsi con nome e cognome, cosa che solitamente si faceva solo durante cerimonie ufficiali.

4. Presa in giro di Cicerone; infatti Catullo né si riteneva né era ritenuto un pessimo poeta.
5. “Omnium” può essere tradotto come “fra tutti” o “di tutti”; se lo si traduce con la seconda possibilità, vorrebbe dire che Catullo vuole sottolineare il fatto che Cicerone andava solo dove gli faceva comodo e dove poteva trarre profitto.
Catullo non apprezzava Cicerone, e, come in questo carme, lo prende in giro, perché:
- Al contrario di Cicerone, uomo politico vanitoso, che amava la vita pubblica, Catullo e i suoi amici amavano la vita privata e appartata.
- Cicerone disprezzava i Neoteroi.
- Cicerone, nel “Pro Caelio”, aveva attaccato Lesbia pesantemente mostrando la sua scarsa moralità ed accusandola della morte del marito.
- Catullo seguiva la pratica degli epicurei e si dedicava alla vita appartata.
Lo stile: la sintassi non è complessa, ma, anzi, ripetitiva; il lessico è piatto e colloquiale e si scontra contro la solennità voluta per ironia da Catullo verso Cicerone.

A Cesare

Non mi sforzo troppo, per nulla, Cesare, di volerti piacere,
né di sapere se tu sei un uomo bianco o nero.

Mentre Cicerone ispira a Catullo versi alti, Cesare gli ispira solo una poesia insignificante sia nella quantità che, anche, dal punto di vista stilistico. Anche in altre composizioni Catullo aveva citato Cesare, accusandolo sempre di omosessualità, come nel carme 29 e carme 54, o prendendolo in giro per le sue manie di assolitismo, definendolo “unicus imperator”.

Piccolo carme simposiaco

Tu, giovane coppiere, che versi il Falerno invecchiato,
versami dei calici più puri (più amari),
come prescrive la legge della regina Postumia,
più ubriaca dell’acinio (d’uva) ubriaco.
Ma voi, oh acque, andate via da qui dove vi pare (piace),
rovina del vino, e andatevene dagli astemi.
Questo è vino puro (schietto)!

Simposio = banchetto
Tema del banchetto assente in Catullo tranne che in questo episodio; infatti, questo tema faceva per lo più parete della tradizione greca (Saffo) e latina (orazio): il tema del bere vino.
Non c’è Lesbia e non ci sono riferimenti all’amore.
Figura del coppiere e del re del banchetto (magister); il servo, il coppiere è invece il Minister (da minus, sottomesso agli altri); il compito del magister era decidere come doveva svolgersi il banchetto e quanta acqua il servo doveva versare nei bicchieri di vino.

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