Carmi

La Dedica Del Libellus a Cornelio Nepote

A chi dono questo libretto grazioso e nuovo
levigato appena dalla ruvida pomice?
Cornelio, a te: e, infatti, tu eri solito
ritenere che le mie inerzie (sciocchezze) avessero un qualche valore (fossero qualcosa)

Già allora, quando tu, unico tra gli Italici, osasti
esporre la storia universale (trattare ogni epoca) in tre libri
dotti e frutto di fatica, per Giove.

Perciò eccoti (abbi) questo libretto
qualunque esso sia e di qualunque valore sia;
esso, o Musa protettrice, rimanga duraturo più di una sola generazione.

Catullo introdusse la dedica all’interno dell’opera nel mondo latino. Questa dedica in particolare è posta come prima carme della sua opera “Le Odi”, ma riguarda solo la prima parte di quest’ultima, quella in cui il poeta parla della sua vita, dei suoi amici, ecc..

Figure Retoriche

- Lepidum Novum : cordinazione per asindeto
- Meas – Nugas: iperbato
- Tibi – Tu: anafora con poliptoto
- Iam – Tum – Cum: tre congiunzioni messe vicine; tum e cum hanno ripetizione di –u e finiscono entrambi con –um: omoteleuto.
- Tribus – Cartis : iperbato; metonimia
- Tibi: usato come dativo etico
- Uno – Seclo: iperbato

Questa poesia rappresenta anche una dichiarazione di poetica: Catullo ci fa capire cosa la sua opera vuole essere.

La Morte Del Passero

Piangete, o Veneri e Cupidi.
e quanti tra gli uomini hanno nobiltà d’animo (e quanto c’è di uomini alquanto nobili d’animo)
E’ morto il passero,
delizia della mia ragazza,
ch’ ella amava più dei suoi stessi occhi.

Infatti era dolce come il miele e conosceva la sua padrona
tanto bene quanto una bambina conosce una madre.
E non si allontanava (muoveva) dal suo grembo,
ma saltellando intorno, ora qua, ora là,
cinguettava continuamente verso la padrona

Ora quello se ne va per un sentiero tenebroso
là, da dove dicono che non ritorni nessuno.
Siate maledette, voi, malvage tenebre
dell’orco, che divorate tutte le cose belle

Mi avete portato via un passero così bello.
Oh, che sventura, Oh, passero miserello,
ora per causa tua, gli occhietti (i cari occhi)
della mia ragazza, gonfi, sono arrossati dal piangere (per il piangere)

Anche se la dea Venere dovrebbe essere unica, qui Catullo mette il suo nome al plurale; questo per due possibili motivi:

- perché esistono più modalità di amore
- perché utilizza anche la parola “Cupido” al plurale
Inoltre possiamo subito capire che la poesia di Catullo è rivolta solo ad una ristretta elité di persone, nobili e colte, che possano capire a pieno l’opera.
La doppia ripetizione di passer-puellae dà al lettore la sensazione che la poesia sia quasi una Nenia (composizione funebre).
I temi prevalenti sono morte e amore. Nella parte finale, inversione: dalla morte del passero si ritorna poi a parlare di amore. Cessa il compianto di Catullo per la morte del passero. Abbozzo di riflessione sulla morte: la bellezza è attaccata dalla morte ed essa ci porta via anche le cose belle a cui siamo più attaccati.

Figure Retoriche

- Lungete: incipit solenne della poesia
- Quantum Hominum: genitivo partivo
- Passer- Passer: anafora
- Puellae-Puellae: epifora
- “at vobis male sit, male tenebre”: paronomasia

Viviamo mia Lesbia

Viviamo, mia Lesbia, e amiamo,
e valutiamo tutti i brontolii (di disapprovazione) dei vecchi
troppo severi un solo soldo (centesimo).
I soli possono tramontare e sorgere,
una volta che la breve luce è tramontata,
noi dobbiamo dormire una sola notte perpetua (una sola notte perpetua deve essere dormita da noi).
Baciami mille volte, e ancora cento,
poi ancora mille e ancora cento,
e dopo ancora, mille e poi cento.
Poi, quando avremo messo insieme molte migliaia,
li scompiglieremo, per non saperne (il numero),
o affichè nessun malvagio possa gettar malocchio,

poiché sa che (c’è tanto di baci) ci sono tanti baci.

Al primo verso due congiuntivi esortativi: uno all’inizio e uno alla fine del primo verso; al centro c’è Lesbia, scelta di vita di Catullo; al secondo verso troviamo, invece, un’allitterazione di –s, con valore onomatopeico); Al terzo verso troviamo un’antitesi tra omnes e unius ed infine un iperbato tra omnes e rumores; Inizio esultante.
Verbo tramonare è comune: sia sole che uomo riposano. Antitesi tra verso 5 e verso 6: brevis e perpetua, lux e nox. Quando Catullo parla di morte, ne parla come un sonno eterno, perpetuo.
L’uomo deve godere dei beni sulla terra perché potrebbe spegnersi all’improvviso. Cambiamento del ritmo: dalla notte perpetua si passa a fuoco d’amore che deve essere espresso. Iperbole che esorcizza l’amore baciandosi.
Presenza di due tematiche principali: la caducità della vità dell’uomo e l'opposizione di vita e morte, che si esorcizza con i baci.

Fides, Foedus, Amicitia

Nessuna donna può dire di essere tanto
amata veramente quanto la mia Lesbia è stata amata.
Nessuna fedeltà in nessun patto d’amore fu mai così grande
quanto da parte mia fu (trovata) manifestata nell’amore verso di te.

Epigramma, sezione centrale dell’opera di Catullo.
Qualcosa in Catullo comincia a rompersi. Patto d’amore e fedeltà: Catullo mette sul piatto della bilancia il suo comportamente nei confronti di Lesbia. Il tema principale è quello della fedeltà nel rapporto con Lesbia e quel legame inscindibile tra patto d’amore e fedeltà.

Anche la prima affermazione è detta senza incolpare direttamente Lesbia. Catullo usa il perfetto, significativo perché indica che ormai non c’è più una fedeltà così grande nel loro rapporto, a causa di Lesbia.

Patto d'amore

Vita mia, tu mi prometti che
questo nostro amore reciproco (tra noi) sarà gioioso ed eterno.
Oh grandi dei, fate in modo che possa prometterlo con verità
e che lo dica sinceramente e dal profondo dell’animo,
in modo che a noi sia possibile prolungare per tutta la vita
questo eterno patto di un sacro amore.

Discorso del patto d’amore. Quando si augura che ciò che dovrà dire sia sincero e dal profondo del cuore, richiama la fedeltà. L’amore per Lesbia non era un’avventura, ma un amore sacro, ma porta comunque la preghiera agli dei, affichè questo amore sia eterno e gioioso. Le parole usate da Catullo richiamano gioia, sacralità, inscendibilità dell’amore.

Lesbia Nostra da matrona a prostituta

Celio, la nostra Lesbia, quella Lesbia,
quella Lesbia che Catullo ha amato come nessun’altra,
ora spreme negli incroci e nei vicoli
i discendenti del magnanimo Remo.

Introduzione solenne, ma poi, decadimento di Lesbia. Catullo è geloso e arrabbiato, ma non ha ancora abbandonato completamente abbandonato il pensiero di Lesbia.

Scrivere sull’acqua

La mia donna dice che non vuole unirsi a nessuno
se non a me, neppure se lo chiedesse lo stesso Giove.
Lo dice: ma ciò che dice una donna ad un amante pieno di desiderio,

bisogna scriverlo nel vento e nell’acqua che scorre.

Nella prima parte troviamo i giuramenti di Lesbia; nella seconda parte, invece, sono presi in considerazione i giuramenti labili delle donne in generale; Anche Metastasio aveva già parlato dei giuramenti delle donne in questo modo, come cose labili. Il tono di Catullo è certamente deluso e malinconico; il poeta constata che Lesbia non mantiene la parola data: silenzio e riflessione di Catullo.

Hai bisogno di aiuto in La fine della Repubblica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email