Genius 13137 punti

Basta con le follie

Miser Catulle, desinas ineptire,
et quod vides perisse perditum ducas.
Fulsere quondam candidi tibi soles,
cum ventitabas quo puella ducebat
amata nobis quantum amabitur nulla.
Ibi illa multa cum iocosa fiebant,
quae tu volebas nec puella nolebat.
Fulsere vere candidi tibi soles.
Nnunc iam illa non vult: tu quoque, impotens, noli,
nec quae fugit sectare, nec miser vive,
sed obstinata mente perfer, obdura.
Vale, puella, iam Catullus obdurat,
nec te requiret nec rogabit invitam.
at tu dolebis, cum rogaberis nulla.
Scelesta, vae te, quae tibi manet vita?
Quis nunc te adibit? cui videberis bella?
quem nunc amabis? cuius esse diceris?
quem basiabis? cui labella mordebis?
At tu, Catulle, destinatus obdura.

In seguito agli infiniti tradimenti di Lesbica, l’amore tra la donna e il poeta sta per giungere al discidium, la separazione definitiva. Catullo affida a questo carme le sue meditazioni e, soprattutto, l’espressione della sua volontà di porre fine a un rapporto che sembra ormai del tutto esaurito.

Nonostante i critici abbiano spesso considerato il c.8 come uno schietto sfogo poetico, al solito non bisogna confondere l’immediatezza dell’espressione catulliano con l’improvvisazione: la stessa complessità organizzativa del carme, in cui si intrecciano diversi piani espressivi e temporali dimostra che esso è frutto di un abilissimo lavoro poetico.
Il carme, secondo il modello della Ringkomposition, “composizione anulare”, si chiude con un esplicito richiamo al verso iniziale, è infatti sapientemente diviso in due parti: nella prima (vv1-11) Catullo parla a se stesso. Nella seconda parte (vv 12-19) il poeta si rivolge invece direttamente a Lesbica, comunicandole l’esito della precedente riflessione. Anche dal punto di vista temporale la lirica conosce un alternarsi di piani, in quanto si apre nel presente (vv 1-2) per poi rifugiarsi nel passato (vv 7), tornare al presente (vv 9-12), spingersi nel futuro (vv 13-18) e concludersi ancora nel presente (v 19). Anche sul piano metrico le scelte di Catullo appaiono fortemente meditate: il metro prescelto, il trimetro giambico ipponatteo, con il su andamento spezzato nell’ultimo piede semantizza aritmicamente la sofferenza dell’animo del poeta, che pure tenta di contenere nei singoli versi (mai legati fra loro da enjambements) il succedersi delle argomentazioni razionali e dei ricordi.

Hai bisogno di aiuto in La fine della Repubblica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Come fare una tesina: esempio di tesina di Maturità