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Una promessa di eterna fedeltà

Iucundum mea vita mihi proponis amorem
hunc nostrum inter nos perpetuumque fore.
Di magni, facite ut vere promittere possit,
atque id sincere dicat et ex animo,
ut liceat nobis tota perducere vita
aeternum hoc sanctae foedus amicitiae.

Il carme è caratterizzato da un tono lieto e appassionato, appena venato di inquietudine. Dopo qualche dissapore, forse già dopo qualche significativo tradimento, Lesbia torna da Catullo e promette fedeltà al foedus amoris che li lega. Catullo accoglie con gioia le parole della donna e chiede agli dèi di fare in modo che questa volta esse siano veritiere e sincere. Il testo, il cui linguaggio si avvicina in più punti a quello della quotidianità, svolge dunque ancora il tema del patto d’amore, qui definito, con una connotazione più intensa, foedus sanctae amicitiae. Alla proposta di Lesbia di un “amore giocandolo e perpetuo”, Catullo risponde con una proposta ben più forte: quella di un patto d’amicizia che vedeva i due contraenti su uno stesso piano. La considerazione mostrata da Catullo nei confronti della donna nel proporle un simile patto è una delle più alte raggiunte nell’antichità, in quanto nel termine amicizia è implicito l’idea di un legame non legato al piacere o all’utile, ma puro e disinteressato.

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