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Publio Virgilio Marone - Bucoliche

Le Bucoliche vennero composte tra il 42 e il 39 avanti Cristo e sono costituite da dieci egloghe, il latino canti scelti, in esametri. Il modello sono Gli Idilli del poeta ellenistico Teocrito da cui riprende il metro e l'argomento pastorale insieme a molti spunti poetici eliminando però ogni spunto ironico e ogni eccesso di realismo. L'opera si definisce di evasione letterarie in quanto l'autore crea un mondo utopico di perfezione atemporale e stilizzata e tende ad assumere una posizione di disimpegno rispetto alla guerra civile tra Antonio e Ottaviano, proponendo una sorta di alternativa consolatoria. Si percepisce l'esigenza di sfuggita la cruenta realtà storica contemporanea da parte di Virgilio. I temi portanti sono la vita, i canti e gli amori dei pastori, il paesaggio e spirituale che presenta i tratti tipici del locus amoenus e che oscilla tra i ricordi reali delle campagne mantovane e le fonti letterarie, il paesaggio antropomorfizzato che riflettere su di sé gioie e sofferenze dei pastori. Virgilio è influenzato dall'epicureismo e gli amori sono spesso infelici perché legano semplici pastori a ninfe volubili, si placano nella malinconia dei canti e nella serenità del paesaggio. La poesia un valore consolatorio.
Lo stile è semplice e piano, si propone come una fusione del modello teocriteo con quello alessandrino per mezzo della poesia neoterica. La sintassi è limpido è lineare e le figure più utilizzate sono parallelismi, simmetrie, iperbati e chiasmi. La lingua e media e si utilizza molto il sermo cotidianus. Le Bucoliche sono ricche di onomatopee e si predilige l'utilizzo della paratassi.
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