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Virgilio - Le Georgiche


Vengono scritte tra il 38 e il 30 a.C. con uno scopo diverso rispetto alle Bucoliche: si rintraccia infatti nel testo un esplicito fine didascalico, non velato.
Il poema si compone di quattro libri e il tema, similarmente alle Bucoliche, è agreste, infatti lo stesso titolo deriva dal greco “gheorgòs” che significa contadino, letteralmente “colui che lavora la terra”. Tuttavia, questa opera è più intrisa di politica per via della presenza di Augusto.
Vengono fatti dei richiami sia ad autori greci precedenti, come Esiodo, sia a autori latini: è evidente la ripresa dello stile di Lucrezio sia nel proporre un fine didascalico sia perché è presente una ricerca scientifica e perché rispecchia la sua raffinatezza ed eleganza stilistica.
Sebbene l’idillio delle Bucoliche fosse leggermente meno paradisiaco rispetto a quello di Teocrito, qui l’atmosfera si oscura di più: il contesto culturale e politico è positivo grazie a Mecenate e Augusto, tuttavia l’età dell’oro non si è ancora concretizzata e per questo motivo è per alcune parti negativo rispetto all’età ellenistica in cui viveva l’altro.
I contesti sono diversi, e pertanto è ovvio che vi sia un diverso approccio alle tematiche, e questo testo rappresenta il “fil rouge”, il filo conduttore, che collega la poesia latina con quella greca e le integra perfettamente.
I temi all’interno dell’opera sono a volte ambivalenti: lo stesso finale delle Georgiche ha una doppia interpretazione; Virgilio non immaginava di doverle chiudere in questo modo, probabilmente è stata una fine forzata perché stava già lavorando all’Eneide, poema epico che celebrerà la grandezza di Roma.
La conclusione presenta un elogio a un caro amico di Virgilio, Cornelio Gallo, che era stato protagonista di una Bucolica, la decima.
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