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Publio Virgilio Marone - Georgiche


Le Georgiche vennero composte tra il 38 e 37 avanti cristo. Georgos in greco sta per contadino e georgiche significa canti dei contadini. Si tratta di un poema didascalico in esametri che si presenta come una sorta di manuale di precettistica agricola. Il vero fine è quello di celebrare i valori fondanti del principato Augusteo facendo corrispondere il ritorno alla terra alla politica restauratrice moraleggiante promossa dal princeps.
Un altro fine è quello di appoggiare il programma politico di rilancio delle piccole e medie proprietà terriere penalizzate dalle guerre civili. La figura simbolo del contadino è un richiamo ideale alle storiche radici rurali del popolo romano e i valori della tradizione latina. Le georgiche sono quattro libri suddivisi in due diadi. La prima è dedicata alla coltivazione la seconda all'allevamento. Nel poema ci sono numerose digressioni come per esempio la peste del Norico nel terzo libro.
La struttura dell'opera è costituita sui rimandi antitetici in quanto il primo e il terzo libro presentano toni cupi e pessimistici che insistono sulla durezza delle attività agricole e sul contributo negativo della storia e della natura mentre il secondo il quarto libro hanno toni più sereni e gioiosi e c'è un elogio della vita campestre presentata come una sorta di idillio. Nel finale del quarto libro c'è poi il doppio epillio a Orfeo e Aristeo.
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