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Che fare dei cristiani? (lettera di Traiano a Plinio il Giovane, II secolo d.C.)

L’atteggiamento degli imperatori nei confronti dei cristiani non fu sempre coerente, anche se all’inizio i cristiani poterono godere di una certa tacita tolleranza.
Indubbiamente, però, una certa ambigua diffidenza dovette sempre caratterizzare il rapporto fra cristiani e impero; in particolare, i cristiani erano sospettati di disubbidienza civile per il loro rifiuto di sacrificare agli idoli, e quindi anche all’immagine dell’imperatore. Così, oltre a persecuzioni aperte, i cristiani rischiavano comunque di incorrere nei rigori della legge. Lo dimostra questo scambio epistolare fra Plinio il Giovane, inviato come governante in Bitinia, e l’imperatore Traiano. Plinio non sa come comportarsi nei riguardi dei cristiani ed espone i propri dubbi all’imperatore in una lunga lettera. La risposta è concisa, ma chiara.
Traiano a Plinio. Nell’inchiesta su coloro che erano stati denunciati come cristiani hai agito come dovevi. Non si può stabilire una norma generale, che possa valere da modello. Non bisogna cercarli; se sono denunciati e accusati, devono essere punti, in modo però che chi negherà di essere cristiano e lo dimostrerà in pratica, cioè facendo omaggio alle nostre divinità, ottenga per la sua penitenza il perdono, anche se sia sospettato per il passato. Le denunce anonime poi non devono essere prese in considerazione per alcun delitto. Sono infatti un pessimo esempio, indegno del nostro secolo.

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