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Seneca: l’uso del dialogo

Persona illustre della storia romana, ricordato come il “maestro” di Nerone, Impegnato sul fronte della letteratura: ha scritto opere di retorica (Dialoghi e trattati), opere filosofiche la cui esemplificazione più nitida si ha nelle Lettere a Lucilio. Si è cimentato anche nelle tragedie e nelle satire. Il Dialogo è una scelta tradizionale, fa sua questa impostazione stilistica ma con delle innovazioni: Socrate rende con essi più dinamica l’esposizione del proprio pensiero, la stessa cosa Cicerone; Seneca ricorre ai dialoghi per assumere un ruolo riconducibile solo alla sua persona, i protagonisti dei suoi dialoghi e un interlocutore. Una carica di autobiografia più spiccata, la persona loquens che notiamo la si può ricondurre sempre all’autore che ama discutere con un personaggio fittizio che rappresenta chi la pensa in maniera diversa; da notarsi il contrasto tra l’opinione pubblica e il pensiero dell’autore (impostazione diatribica). Scrive 12 dialoghi di cui 3 “consolazioni” e 9 dialoghi “trattati”: i dialoghi - trattati prevedono che il discorso venga esposto in maniera dialogica e non discorsiva così come si nota nei trattati. Le consolazioni sono un genere rivalutato da Seneca, potevano essere concrete e fittizie, le sue concrete perché riconducono solo ad eventi reali.

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