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Seneca, tragedie

Seneca compose nove tragedie, tutte giunteci complete e di soggetto mitologico greco (ovvero cothurnatae, dal "coturno", calzatura tipica degli attori tragici) e sono: Hercules furens; Troades; Phoenissae; Medea; Phaedra; Oedipus; Agamemnon; Thyestes ed Hercules Oetaeus.

I modelli principali a cui si rifà l'autore sono Sofocle e Euripide (famosissimi tragediografi greci).
Uno dei temi principale di tali opere è il forte contrasto che si sviluppa tra mens e furor (presente in quasi tutte le tragedie) e la ripresa dei temi filosofici: egli in pratica tenta di spiegare ai suoi lettori il pensiero della dottrina stoica fornendogli esempi mitologici, per semplificargliela.

Sfondo di tutte le storie narrate è il millenario conflitto tra bene e male che investe tutto il mondo (uno dei personaggi più ricorrenti è quello del tiranno sanguinario, figura tormentata dall'angoscia e ricca di particolari macabri).

Ancora da chiarire se fossero destinate ad essere lette o ad essere rappresentate (probabilmente scritte per entrambe le cose).

Stile
In tali opere vi è un gusto per il pathos decisamente esagerato, una ricerca meticolosa per la sententia(con un gusto chiaramente retorico), una tendenza a frammentare i dialoghi e ad utilizzare una brevitastipicamente asiana. Esse sono inoltre uno sfoggio di erudizione, ricco di tinte macabre e di enormi digressioni (non per forza pertinenti e necessarie nelle opere, ma utilizzate principalmente per dimostrare di essere dotti).

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