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Seneca - Suicidio


È qui centrale l’idea di “azione”, cioè la possibilità di essere agente diretto, soprattutto nel paradossale momento della morte per propria mano. In tal senso l’idea di Seneca di libertas non ha tanto a che fare con il libero arbitrio, quanto con il martirio: è rilevante la figura di Catone, simbolo di progresso filosofico nel suo scegliere la morte piuttosto che continuare a vivere in una condizione politica incompatibile con i suoi valori (anche se è da precisare che Seneca stesso è un sostenitore del regime imperiale).

[De Providentia] Seneca afferma che una divinità che ha un particolare affetto per gli uomini virtuosi può accettare la loro lotta contro le avversità. L’enfasi sta nell’essere in controllo della situazione (essere agente, appunto), non nell’esserne vittima. Inoltre, la morte è più veloce e semplice del nascere, e ciò è segno inequivocabile di provvidenza divina. Ma cosa è dunque ammirabile nella ricerca della morte? Il suo essere un segnale di azione anche nella sventura: nelle circostanze in cui è più difficile agire, essere in controllo, possiamo comunque trovare libertà di azione, anche se l’unico modo per esprimerla è la morte. Gli dei ammirano l’indipendenza e l’auto-determinarsi dell’agente. Questa è libertà. [De Ira] La vita vale così tanto? Non c’è consolazione da offrire per una prigionia così deprimente, come spesso la descrive Seneca. Si può solo mostrare che in ogni situazione c’è una via aperta per la liberta, e le afflizioni diventano solo mentali e colpa propria, se esiste la possibilità di porre fine a tutto e a se stessi. Ciò che è rilevante non è quanto siano terribili le circostante da cui sfuggire, neppure quanto possa essere facile uccidersi. Ciò che importa è il consiglio che Seneca rivolge agli uomini succubi a tali tiranniche sventure: in ogni momento è possibile la libertà. Seneca pone l’accento sulla possibilità, la disponibilità della libertà. Le lamentele contro i destino sono ingiustificate: in nessun caso ci troviamo in una schiavitù così opprimente da non poter esercitare una libera scelta come quella della morte. [Consolatio ad Marciam] La perenne disponibilità della morte è fonte di libertà, concede l’occasione non solo di poter agire, ma anche di decidere come agire. Scelta e azione sono costitutivamente correlate nella questione della libertas. [Ep. 12] Il fatto stesso che esiste una grande abbondanza di possibili vie di libertà dovrebbe renderci grati verso gli dei per aver fatto sì che nessuno di noi possa essere costretto alla vita. [Ep. 70] Una libertà che è l’esatto opposto dell’inerzia e della pigrizia, risultando nella felicità, quel genere di soddisfazione che deriva dall’agire secondo la propria inclinazione piuttosto che abbandonare se stessi alla passività di fronte all’influenza delle circostanze e delle scelte di altri. Mantenere uno stretto controllo sulla propria esistenza ci beneficia con l’agire contro la passività.
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