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Seneca - Socrate e le leggi della città


Le operazioni uniformi della natura sono spesso descritte da Seneca come simili a leggi, violabili solo dall’intervento diretto di un decreto assertivo di un’autorità, cioè un’altra legge oppure un comando che ne è superiore (privilegium). In secondo luogo, la legge di natura indica spesso i fondamentali principi dell’etico stoica, a presuppore l’esistenza di una “legge di vita” simile al più generale concetto socratico di modello di vita.
Questi principi simil-leggi sono generali, e proprio la loro flessibilità applicativa al singolo caso è la caratteristica più utile. Una di queste leggi è proprio la nozione di base dell’assiologia stoica che qualsiasi considerazione esterna a quella di virtù è di importanza secondaria in una vita retta. Ci sono dunque limiti al piacere.
Tutti i diversi aspetti dell’idea di legge, cioè l’uniformità dell’applicazione, l’impersonalità e l’autorità sugli esseri umani, sono contemporaneamente presenti nella nozione di legge della mortalità, che diventa un principio basilare per l’etica, comparabile agli altri principi assiologici. La vita, infatti, non è sempre degni di essere vissuta, dato che non è considerabile in sé come un bene. Certo è che esistono anche dei casi in cui è appropriato attaccarsi all’esistenza anche quando la morte certa è imminente: è l’esempio di Socrate, emblema del desiderio di sottomettersi alla legge. Nel suo rifiuto da una possibile fuga dalla morte, accettando la sua condanna Socrate apre una conversazione diretta con le leggi di Atene, a cui egli è legato da obbligazione. La vicenda del filosofo greco è un caso che spiega la modalità con cui ci si dovrebbe relazionare con le leggi di natura, specificamente con la mortalità. Si tratta qui specificamente di leggi civiche personificate, piuttosto che fondate nella razionalità cosmica stoica; ma allo stesso tempo aprono a qualcosa di più importante della contingenza delle leggi cittadine di Atene: ciò che ha effetto su Socrate è il loro appellarsi al suo senso della ragionevolezza, richiamano a Socrate il fatto che proprio principi base di razionalità e imparzialità governano il suo comportamento. Vivendo ad Atene ha stipulato un patto con la città, cioè di obbedire alle sue leggi in cambio dei benefici derivanti dall’appartenere a questa cultura. Socrate ha scelto di impegnarsi a seguire il logos ovunque lo conduca. È ipotizzabile che Seneca prefiguri in simili termini la nostra relazione con la legge di natura, in particola con la legge di mortalità. La Natura è un qualcosa con cui si possono stabilire degli accordi, quindi siamo obbligati a seguirne i termini, proprio per il nostro aderire alla razionalità.
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