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Nei versi 589-718 viene rappresentata la scena in cui la regina, disperatamente e colpevolmente innamorata del figliastro Ippolito, si decide a rivelargli la sua passione. L’amore incestuoso travolge ogni limite, anche se la donna, nel momento stesso in cui si induce alla confessione, chiama a testimoni gli dei di non volere quello che vuole: è il conflitto inconciliabile tra cuore e ragione, l’insensabile lacerazione interiore di chi è preda del furor e ha perso il controllo di se e delle proprie azioni. Il progressivo avvicinamento alla dichiarazione vera e propria è sapientemente preparato attraverso una serie di passaggi intermedi: dapprima Fedra respinge l’appellativo di madre che Ippolito le rivolge; poi gli si offre come schiava evocando implicitamente il tema del servitium amoris, topico nella poesia erotica; accenna quindi alla probabile morte di Teseo, suo marito . Quando il giovane afferma di essere disposto a prendere il posto del padre, questa affermazione suona ambigua alle orecchie di Fedra e induce finalmente la regina a rivelare che la sua sofferenza è causata dall’amore. La confessione è ancora poi ritardata, ma insieme preparata, dalla rievocazione della bellezza di Teseo giovane, nella cui immagine Fedra proietta e contempla quella del figlio. Bisogna notare che la dichiarazione esplicita, dopo questi lunghi preliminari, avviene in modo indiretto, all’interno di un’apostrofe della sorella Arianna. Fino a questo punto i procedimenti retorici, sempre adottati dal poeta in misura massiccia, appaiono perfettamente funzionali alla resa espressiva. Più retorica in senso negativo, enfatica e pateticamente molto caricata, è invece la tirata nella quale Ippolito, avendo finalmente compreso la verità, esprime il suo orrore e la sua violenta indignazione. Nell’ultima arte della scena, risulta di nuovo poeticamente assai felice, e perfettamente coerente con la caratterizzazione psicologica del personaggio, la reazione di Fedra all’eventualità, da lei non temuta ma desiderata, di trovare la morte per mano del giovane amato.

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