Mongo95 di Mongo95
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Considerato il fondatore della pedagogia per l’attenzione portata all’educazione globale del futuro oratore fin dall’infanzia. Grande speranze nel ruolo sociale della scuola pubblica, che deve formare la classe dirigente di un impero. Propone la restaurazione degli antichi ideali di moralità. Sotto Vespasiano riceva una cattedra di eloquenza con stipendio pubblico. Domiziano poi gli affida l’educazione dei nipoti. Trova che l’eloquenza sia in decadenza, per cause politiche, cioè la mancanza di libertà di parola, nonché come riflesso della decadenza dei costumi. L’oratoria può però risorgere con l’aiuto della famiglia e della scuola. La capacità oratoria si compone di: inventio, dispositio, elocutio, actio, memoria.
• Institutio oratoria
Trattato di retorica. Il futuro oratore deve essere un “vir bonus, dicendi peritus”, cioè dotato di onestà intellettuale che si accompagna alla capacità di parlare. Lo stile oratorio deve formarsi tramite la lettura dei migliori scrittori (Cicerone è il modello di oratore perfetto) e l’eduzione nell’infanzia. Grandissima importanza la si dà alla psicologia dell’apprendimento: l’educazione dell’oratore deve essere curata fin dalla prima infanzia, coinvolgendo la formazione di tutta la persona, particolarmente sul piano morale. La pedagogia di Quintiliano è caratterizzata dall’ottimismo: tutti possono raggiungere qualche risultato. L’educazione oratoria ha un valore formativo totalizzante. È a favore della scuola pubblica: la socialità eccita l’intelligenza.

L’insegnante è centrale. Deve essere una personalità di grande prestigio, dotata di profonda cultura e umanità, rettitudine morale, capacità di capire gli alunni.
1. Valore educativo del gioco: il gioco ha enorme efficacia educativa. Il maestro non deve reprime l’attività ludica, ma usarla per favorire l’apprendimento. Un bambino può iniziare a imparare qualcosa già prima dei sette anni. È un’età in cui il bambino proprio non può affezionarsi agli studi, non ha le motivazioni per affrontare il lavoro dell’apprendimento. Il piacere della scoperta non regge al paragone con una fatica eccessiva. Quindi il maestro deve evitare un approccio faticoso alla disciplina. I primi elementi del sapere devono essere allora proposti attraverso il gioco, con l’uso di materiali didattici che il bambino maneggi con piacere. Ad un atteggiamento collaborativo deve corrispondere una gratificazione, mentre ad un atteggiamento di rifiuto deve seguire una frustrazione. Magari anche la prospettiva di avere in premio un oggetto desiderato.
2. I vantaggi dell’apprendimento collettivo: la scuola pubblica è superiore al sistema del precettore domestico con singolo alummo. L’allievo può così socializzare, stimolato dalla competizione con i compagni. Il futuro oratore infatti è destinato ad una vita di relazione con molte persone e al doversi esporre continuamente in società. Inoltre, con altri bambini, non impara soltanto quando è insegnato a lui, ma anche quando è insegnato agli altri. La lode degli altri ne susciterà la volontà di emulazione. L’ambizione è infatti uno stimolo alla virtù.
3. Basta con le punizioni corporali: la pratica di tutti i giorni del magister era condizionata dalla disciplina militare e dalla punizione corporale (radicate nel costume degli antenati, il mos maiorum). Ma le punizioni corporali sono indecorose. Provocano vergogna sia in chi le subisce, sia in chi le infligge. Le percosse sono controproducenti: causa traumi psicologici di un’infanzia violata e umiliata, con il rischio di creare piccoli criminali incalliti. E lo spettro del suicidio è sempre presente.
4. Finalmente il maestro che ci vuole: l’insegnante è il mediatore del processo educativo: deve essere una persona di carattere e professionalmente preparata, essendo un riferimento per l’alunno. Deve calibrare le spiegazioni con le reali capacità degli studenti, tenendo conto delle loro tendenze. Occorrono la lode, l’incoraggiamento e l’esempio.

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