patrizia06
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Indice

  1. Marco Fabio Quintiliano - Poeta latino
  2. Opere
  3. Crisi dell’oratoria
  4. Declamationes
  5. Moralità

Marco Fabio Quintiliano - Poeta latino

Allora, Marco Fabio Quintiliano nasce tra il 30 e il 40 d.C., probabilmente a Calagurris, in Spagna nord-orientale. Non si sa esattamente, insomma, le fonti non sono chiarissime. Quand’era giovane va a Roma e lì completa gli studi e inizia a fare l’avvocato. Ma non si ferma qui solo a questo perché si appassiona anche all’insegnamento della retorica, e lo fa per circa vent’anni, più o meno dal 70 al 90 d.C. Una cosa importante è che grazie a Vespasiano diventa il primo professore di retorica pagato dallo Stato, stipendio alto, roba da fare invidia a molti funzionari. Questo fa capire quanto fosse stimato a Roma. Tra i suoi allievi più famosi c’è Plinio il Giovane, che lo cita nelle lettere, e da lì si capisce anche che Quintiliano muore poco dopo il 96 d.C., alla fine della dinastia flavia.

Opere

Dopo che smette di insegnare, Quintiliano si dedica a scrivere. Prima fa un libro che oggi non c’è più, De causis corruptae eloquentiae, dove parla delle cause per cui l’oratoria stava andando male. Poi scrive la grande opera che conosciamo tutti, Institutio oratoria, tra il 90 e il 96 d.C., dedicata a Vittorio Marcello, un personaggio influente alla corte di Domiziano. L’opera è enorme, dodici libri, e vuole rifare l’insegnamento della retorica da capo, fondendo teoria greca e latina con la sua esperienza pratica come avvocato e maestro. L’idea è che l’eloquenza non sia persa per caso, ma per colpa di errori educativi, quindi bisogna formare l’oratore a tutto tondo: tecnica, cultura e morale, dalla nascita fino alla vita pubblica.

Crisi dell’oratoria

Quintiliano pensa che l’oratoria stia decadendo per due motivi. Primo, le cause morali: la società si stava un po’ corrompendo, e questo si rifletteva nei gusti letterari, tutto artificioso e poco naturale. Secondo, le cause tecniche: le scuole di retorica non erano più buone, molti maestri incompetenti e poi le famose declamationes, cioè esercizi scolastici su casi inventati, che allontanavano i ragazzi dalla vita vera del foro e della politica.

Declamationes

Queste si dividevano in due categorie: le suasoriae, sul genere politico o deliberativo, dove cercavi di convincere qualcuno a fare una scelta, e le controversiae, sul genere giudiziario, dove dibattevi cause immaginarie. Quintiliano dice che se ti limiti solo a queste cose, impari male e non diventi un vero oratore. Lui punta il dito soprattutto contro i maestri incompetenti, mentre Tacito invece dice che il problema era la politica dell’impero che non lasciava libertà nel foro. Quintiliano non nega del tutto, ma preferisce parlare di educazione.

Moralità

Una cosa interessante è che Quintiliano non pensava solo alla tecnica, ma anche alla moralità: per lui un bravo oratore doveva essere una persona giusta, corretta, non solo un tecnico. Quindi la sua visione è un po’ diversa da Tacito: mentre Tacito guarda alla politica e ai problemi esterni, Quintiliano guarda all’individuo, all’educazione e alla formazione completa dell’oratore. Insomma, era un maestro serio, un po’ rompiscatole forse, ma che voleva fare davvero gente capace di parlare e di pensare.

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