Concetti Chiave
- Marco Fabio Quintiliano, noto poeta e insegnante di retorica, fu il primo professore di retorica pagato dallo Stato a Roma, segno della sua alta stima nella società.
- Tra le opere di Quintiliano, spicca l'Institutio oratoria, un'opera monumentale in dodici libri che unisce teoria greca e latina con la sua esperienza pratica.
- Quintiliano attribuisce la crisi dell'oratoria a cause morali e tecniche, criticando la corruzione sociale e l'inadeguatezza delle scuole di retorica.
- Le declamationes, esercizi retorici scolastici, sono viste da Quintiliano come insufficienti per formare veri oratori, poiché distaccano dalla realtà del foro e della politica.
- Per Quintiliano, un bravo oratore deve essere anche una persona moralmente giusta, sottolineando l'importanza di un'educazione completa e integrale.
Marco Fabio Quintiliano
Marco Fabio Quintiliano nasce tra il 30 e il 40 d.C., probabilmente a Calagurris, nella Spagna nord-orientale. Suo padre, maestro di oratoria, lo porta a Roma per completare la sua educazione. Terminati gli studi, ritorna a Calagurris dove si dedica all'attività forense. In seguito incontra Galba che, una volta diventato imperatore, lo porta con sé a Roma. Quintiliano si dedica dunque alla professione di avvocato e quella di insegnante di retorica. Fondamentale è il fatto che l'imperatore Vespasiano (69-79 d.C.) gli assegnò la prima cattedra di eloquenza pubblica istituita a Roma. Questo fa capire quanto fosse stimato a Roma. Tra i suoi allievi più famosi c’è Plinio il Giovane, che lo cita nelle lettere, e da esse si deduce anche che Quintiliano muore poco dopo il 96 d.C., alla fine della dinastia Flavia.
Opere
Dopo il ritiro dall'insegnamento pubblico, Quintiliano si dedica a scrivere. Prima scrive un'opera per noi perduta: De causis corruptae eloquentiae, dove parla delle cause della decadenza dell'eloquenza. Poi scrive la grande opera che conosciamo tutti, Institutio oratoria, tra il 90 e il 96 d.C., dedicata a Vittorio Marcello, un personaggio influente alla corte di Domiziano. L’opera è enorme, dodici libri, e vuole riformare l’insegnamento della retorica dalle basi, fondendo teoria greca e latina con la sua esperienza pratica come avvocato e maestro. L’idea è che l’eloquenza non sia decaduta per caso, ma per colpa di errori educativi, e pertanto è imperante la necessità di formare l’oratore a tutto tondo: tecnica, cultura e morale, dalla nascita fino alla vita pubblica.
Crisi dell’oratoria
Quintiliano pensa che l’oratoria stia decadendo per due motivi:- Cause morali: la società era corrotta e ciò si rifletteva nei gusti letterari, artificiosi e poco naturali;
- cause tecniche: le scuole di retorica erano scadenti, molti maestri incompetenti e inoltre le declamationes, cioè esercizi scolastici su casi inventati, allontanavano i ragazzi dalla vita vera del foro e della politica.
Declamationes
Queste si dividevano in due categorie:Le suasoriae, appartengono al genere politico o deliberativo, in esse si cerca di convincere qualcuno a fare una scelta;
le controversiae, appartenenti al genere giudiziario, dove si dibattono cause immaginarie.
Quintiliano dice che se ci si limita solo alle declamationes, si impara male e non si diventa un vero oratore. Egli punta il dito soprattutto contro i maestri incompetenti, mentre Tacito invece dice che il problema è la politica dell’impero che non lasciava libertà nel foro. Quintiliano non nega del tutto questo aspetto, ma preferisce parlare di educazione.