Plinio il vecchio - Biografia e opera


Nacque a Como nel 23 d.C. e morì a Stabia nel 79 d.C. a causa dell'eruzione del Vesuvio.
Buona parte delle informazioni su di lui provengono dalla corrispondenza di suo nipote e figlio adottivo, Plinio il Giovane. Grande studioso ed erudito di famiglia equestre, fu a contatto con la famiglia imperiale, ricoprì importanti incarichi amministrativi ed era prefetto della flotta romana quando trovò la morte, inghiottito dall'eruzione del Vesuvio giungendo a Stabia per studiarne meglio il fenomeno e soccorrere la popolazione.

L'opera

Fu autore di saggi storici molto stimati, ormai perduti:
Bella Germaniae, 20 libri sulle guerre germaniche; A fine Aufidi Bassi, 31 libri che continuavano l'opera dell’omonimo storico; tre trattati: Dubius sermo (retorica), De iaculatione equestri (arte militare) e De vita Pomponi Secundi (biografia encomiastica).

L’enciclopedia:
L’unica opera intatta è l’enciclopedia in 37 libri Naturalis historia (Storia naturale), una summa del sapere dell’epoca derivata da una vasta indagine su ciò che esiste in natura partendo dall’uomo (astronomia, geografia, antropologia, zoologia, botanica, medicina, metallurgia, mineralogia, arte superficialmente).

Il testo, che accentua il concetto di enciclopedia moderna, si apre con un’epistola dedicatoria indirizzata al futuro imperatore Tito, cui seguono prefazione, indice e bibliografia e la trattazione delle materie.

L’obiettivo: Ha l’obiettivo di informare i posteri ma non adotta un metodo scientifico né vaglia i dati che riporta è un avido collezionista mosso da una curiosità compilatoria; mostra interesse per gli aspetti misteriosi della natura, ravvisabili nei marabilia (fatti straordinari).

Il pensiero: Ha una concezione “passatista” del progresso umano: ritiene che esso, seppur migliori le conoscenze e le condizioni di vita, non porti ad una più forte affermazione del mos maiorum ma alla ricerca della ricchezza individuale che cancella le tradizioni antiche e la dirittura morale.

Non crede al trascendente, pertanto ritiene assurdo ricercare spiegazioni soprannaturali per i fenomeni che descrive ma insiste sul valore della solidarietà umana.

L’antropologia: Interessante è il modo in cui Plinio tratta l’antropologia: invece di esaltare il tema centrale dell’opera, mette in rilievo le debolezze e i limiti dell’uomo, classificando l’uomo come l’unico animale capace di causare tanta sofferenza ai propri simili.

La sezione antropologica è introdotta dalla descrizione degli usi terrificanti di alcune popolazioni e degli uomini-mostri, con lo scopo di esaltare i romani, i migliori e capaci di esprimere le più alte qualità e di vivere in una perfetta armonia tra civiltà e natura.

La zoologia: L’autore descrive, accostando storie e aneddoti, l’aspetto delle diverse specie e mette in relazione il loro comportamento e quello degli uomini sottolineandone similitudini e diversità.

Lo stile: Lo stile è discontinuo e irregolare: passa dalla minuziosità delle descrizioni alla estrema concisione, dai tanti tecnicismi freddi, di cui chiede scusa, ai pochi orpelli retorici e alla forma oscura di alcuni periodi causata dalla fretta compositiva.

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