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Età degli imperatori per adozione e plinio il giovane



Gli imperatori che si susseguirono durante questo periodo storico (96 d.C. -192 d.C.) furono: Nerva, Traiano, Antonino Pio, Marco Aurelio e Commodo

L'adozione


L'adozione fu un sistema estremamente efficace che permise di risolvere il problema della soluzione degli imperatori in quanto dopo un secolo di successioni confuse e tragiche forniva finalmente un criterio certo e trasparente per regolare il problema: con questo principio il principe in carica adottava il suo successore, con l’approvazione del senato, scegliendolo in base alle qualità e ai meriti, egli infatti doveva essere ciò che li si avvicinava all’optimus princeps (poiché i romani avendo infine accettato che doveva esserci un principe volevano almeno che fosse il principe migliore possibile e più adatto a guidare lo stato) ossia un uomo moderato, giusto, prudente, equilibrato, attento agli interessi dello stato più che ai suoi, pronto a favorire la concordia e a stroncare le lotte di fazione, severo ma anche amorevole verso il suo popolo come un padre, devoto agli dèi, non desideroso di essere considerato un dio ma orgoglioso di venire divinizzato dopo la morte per aver ben governato.
Le principali conseguenze positive furono che vennero così messi a capo di Roma una serie di personaggi dotati di alte qualità personali, permettendo così di limitare le ribellioni mosse da ambizioni di potere e consentendo di attuare ina serie di riforme istituzionali e sociali

Politica


Questo periodo storico fu caratterizzato da una grande stabilità politica e da una condizione uniforme del potere: pur non avendo recuperato il proprio antico potere il Senato non era più esposto alle aggressioni e alla repressione dell'epoca precedente ma aveva nuovamente potere nei confronti dell'imperatore accettando di adattarsi a ricoprire un ruolo estremamente limitato e subordinato

Plinio il giovane


vita


Nasce a Como nel 61 d.C. circa ma per via della morte del padre si trasferì ben presto passando sotto alla custodia dello zio Plinio -il vecchio- e dove studiò retorica. Iniziò in giovane età la carriera forense, la quale non subì alcun arresto neanche per via del passaggio da Domiziano a Nerve e poi a Traiano. Durante il corso della sua vita, che si concluse nel 113 circa, egli fu quindi sia un uomo di politica sia un avvocato sia un grande letterato

Opere


Plinio scrisse numerosissime opere, nonostante molte siano andate perdute, fra cui molte opere poetiche e orazioni ma anche un panegirico, chiamato Paneguricus, ossia la trascrizione del suo discorso di ringraziamento e celebrativo dedicato all'imperatore Traiano in occasione della propria nomina a console e l'epistolario, importante perché per via del suo essere un attento della Roma aristocratico tale opera costituisce un vivace affresco delle abitudini della classe dirigente

Epistole


La novità


La novità di Plinio risiede nel fatto che, essendo stato un epistolario concepito fin dall'inizio per la pubblicazione, Plinio tratta con estrema cura ed eleganza letteraria i temi delle sue lettere dedicando a ciascuna di esse un singolo tema, motivo per cui Plinio raggruppa e dispone le epistole secondo un criterio di alternanza di motivi e temi per evitare la monotonia TEMI Nelle sue lettere Plinio tratta contemporaneamente sia la vita sua privata sia la vita pubblica: in questo modo essi costituiscono al tempo stesso una sorta di saggio sulla vita mondana, intellettuale e civile sia un'opera in cui appaiono descritte le preoccupazioni e le attività dell'autore, il tema della natura e della compagna, avvenimenti contemporanei, informazioni su personaggi di spicco, abitudini e interessi culturali dell'autore e dei suoi contemporanei. Un altro importante tema che emerge dalla corrispondenza con l'imperatore è quello del cristianesimo, nei confronti del quale l'imperatore si dimostra estremamente tollerante, seppur preoccupato di non prendere provvedimenti riguardo a tali reati, raccomandando a Plinio di non procedere in alcun modo, vista l'assenza di legislazione, a meno che non vi sia una denuncia non anonima e in caso essi decidano di abbandonare tale fede

Destinatari


I destinatari a cui Plinio si rivolge sono spesso le massime autorità del tempo (Traiano, Tacito, Svetonio) e nei loro confronti Plinio si pone con estrema cerimoniosità e ne mostra sempre, con frasi gentile e molti elogi, qualche loro tratto positivo

Stile


Plinio persegue il modello ciceroniano seppur con accenni di manierismo ricercando la grazia e l'eleganza attraverso l'uso dell'equilibrio: utilizza un fraseggio limpido, un periodo armonico seppur più breve, evita gli eccessi a favore della brevitas, predilige asindeti e anafore.

Il rapporto con il potere


Nonostante Plinio faccia mostra di un rapporto aperto e sereno con l'imperatore la corrispondenza fra i due presenta in realtà insicurezza da parte dell'uno, che informa continuamente Traiano di qualsiasi problema di carattere pubblico alla ricerca di consigli e direttive, e di fastidio da parte del secondo, probabilmente a causa delle continue richieste.

Il panegyricus


Il termine Panegyricus era usato in passato per indicare i discorsi tenuti nelle solennità panelleniche e finendo poi per indicare l'encomio monarca. Con quest'opera Plinio il giovane inaugura un nuovo genere letterario a partire dal discorso di ringraziamento da lui effettivamente tenuto in senato ad elogio dell'imperatore in occasione della sua carica a console: il ringraziamento diventa ben presto un elogio delle qualità e dei pregi dell'imperatore delle sue virtù come optimus princeps ringraziandolo per aver reintrodotto la libertà di parola e di pensiero e aver permesso una nuova collaborazione fra princeps e senato

Il rapporto con il potere


L'opera si configura come un manifesto politico dell'aristocrazia senatoria in quanto fornisce un'utile prospettiva sulla reale concezione che Plinio ha del potere: egli crede ancora nella possibilità di concordia fra imperatore e ceto aristocratico e di una stratta intensa, politica e culturale, fra ceto aristocratico ed equestre e a tale indirizzo di collaborazione col senato egli impronta il modello di comportamenti dei princeps futuri. Nonostante l'importanza del tema l'opera risulta priva di un vero contenuto politico in quanto l'indirizzo di collaborazione auspicato finisce per idealizzare le varie figure senza fornire una reale rappresentazione della situazione politica del tempo. Inoltre egli si propone con una sorta di funzione "pedagogica" in quanto attraverso gli elogi egli intende stabilire una sorta di controllo sul princeps in quanto timoroso che imperatori "malvagi" possano tornare al potere.

La lettera a un amico: le due ville di Plinio


In una lettera all'amico Romano Plinio descrive le sue due ville, tema a cui giunge in quanto la persona a cui si rivolge stava anch'essa costruendo una villa come lo stesso Plinio: la "Commedia", così chiamata dallo stesso autore perché si erge su picchi rocciosi vicino al lago così come se si ergesse su dei coturni, e "Tragedia", in quanto tocca il lago così come se si ergesse su dei sandali. Tuttavia il loro contrapporsi non si limita solamente al nome e al dislocamento ma riguarda anche altre caratteristiche che le rendono care a Plinio, sia di per sé sia nel loro contrasto: l'una ha il lago più vicino l'altra ne prevede solo un'ampia vista, l'una comprende un golfo l'altra due, l'una ha una passeggiata in lettigia rettilinea l'altra in in terrazze curve, dall'una si possono osservare i pescatori dall'altra si può pescare, l'una non sente le ondate e l'altra le rompe.
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