Petronio


(27 d.C. - 66 d.C.)

••• La questione dell’autore del Satyricon
•• Di Petronio, uomo di grande raffinatezza, possediamo solo un’opera estremamente frammentata: il Satyricon. Siamo riusciti a collocare nel tempo Petronio perché ce ne ha parlato Tacito, scrivendo che si trovasse nella corte di Nerone e che fosse poi condannato a morte dallo stesso.
•• Tacito ci racconta che Petronio dormisse di giorno e si occupava di notte. Le sue parole e le sue azioni erano spontanee. Era all’altezza dei suoi compiti politici (proconsole e poi console in Bitinia). Viene poi accolto da Nerone come arbitro (maestro) del buon gusto (elegantiae arbiter): Nerone giudicava elegante e piacevole solo quello che Petronio gli raccomandava. Infatti, questa ammirazione nei confronti di Petronio genera invidia in Tigellino, che lo accusa di essere tra i promotori della congiura pisoniana, quindi Nerone lo costringe a suicidarsi.

•• Tacito lo descrive come un anticonformista, un signore, un eccentrico, e lo è stato fino alla morte: si faceva tagliare e cucire le vene mentre dialogava con i suoi amici che gli leggevano poesie leggere. In più, scrive tutte le cattiverie di Nerone, sigillò il testamento e lo invia a Nerone stesso.
•• La tesi che il Satyricon sia collegato al Petronio di cui parla Tacito è confermata da alcuni elementi contenuti nei frammenti: in alcuni passi si citano nomi di cantanti, attori e gladiatori celebri ai tempi di Caligola e di Nerone; un personaggio polemizza con l’épos di Lucano proponendo un suo Bellum civile più tradizionale; l’inserimento di un testo poetico intitolato La presa di Troia (Troiae halōsis), lo stesso titolo di una vera opera scritta da Nerone; si colgono analogie con l’Apokolokyntosis di Seneca e si fa parodia del suo stoicismo, infatti il suo suicidio è contrapposto a quello nobile e stoico del filosofo.
•• Nel linguaggio usa moltissimi volgarismi (soprattutto nelle parti tarde del Satyricon) perché voleva riprodurre proprio gli strati più bassi della popolazione e il loro linguaggio, dal momento che nessun altro scrittore della prima età imperiale l’aveva fatto.

••• Il contenuto dell’opera
•• Sappiamo che i libri giunti a noi sono il quindici (XV) e il sedici (XVI), quindi immaginiamo che l’opera fosse molto grande. Poi gli editori hanno ordinato i frammenti in 141 capitoli e pochi frammenti minori, non tenendo conto della divisione in libri. Soprattutto l’ultima parte è molto frammentata.
•• La vicenda è narrata in prima persona da un giovane Encolpio, che ricorda e racconta un viaggio fatto da un bellissimo ragazzo di nome Gìtone, di cui è innamorato. Si può dividere il Satyricon in cinque blocchi narrativi e nel più esteso si ha il lungo racconto della cena a casa del ricchissimo liberto Trimalchione (o Trimalcione), quasi metà di quanto si è conservato dell’opera.

•• Blocco narrativo “I”, capitoli 1-26: Encolpio dialoga con il retore Agamennone sulla decadenza dell’eloquenza, poi torna nei bassifondi della Graeca urbs della Campania (forse Napoli?), alla locanda dove si trovano anche Gitone e Ascilto, con il quale si batteva in amore per Gitone. Una sacerdotessa di Priàpo (dio della sessualità) di nome Quartilla, li accusa di aver violato i misteri del dio e li obbliga per rimediare al sacrilegio a partecipare a un’orgia.
•• Blocco narrativo “II”, capitoli 27-78: Alle terme si svolge l’incontro con il ricco, vecchio e calvo liberto Trimalchione. A casa sua poi si svolge la cena a cui partecipano lui, Encolpio, Gitone, Agamenonne e altri invitati. Durante il banchetto, Trimalcione esibisce la ricchezza nei modi più spettacolari, disgustando Encolpio con l’ostentazione di un lusso pacchiano.
•• Blocco narrativo “III”, capitoli 79-99: Dopo la cena Encolpio e Ascilto continuano a battersi per Gitone. Gitone lascia Encolpio e preferisce Ascilto. Encolpio, il protagonista, va in una pinacoteca e incontra un vecchio letterato, Eumolpo, che gli racconta in versi la storia della presa di Troia (Troiae halōsis) dato che Encolpio stava fissando un quadro raffigurante appunto la presa di Troia.
•• Blocco narrativo “IV”, capitoli 99-115: Encolpio ed Eumolpo ritrovano Gitone e i tre si imbarcano su una nave verso nuove avventura. Poi Encolpio vede in Eumolpo un nuovo rivale per Gitone e ricominciano i conflitti. Scampano un naufragio e arrivano a Crotone.
•• Blocco narrativo “V”, capitoli 116-141: A Crotone trovano la popolazione spaccata tra ricchi senza eredi e cacciatori di eredita. Eumolpo allora si finge un vecchio con molti soldi e senza figli ed Encolpio e Gitone fingono di essere i suoi servi. Così scroccano pranzi e regali ai cacciatori di eredità. In un altro frammento, Eumolpo spiega i requisiti necessari per scrivere poesia elevata e propone un suo vasto brano dico sul Bellum civile tra Cesare e Pompeo. Encolpio diventa sessualmente impotente per la collera del dio Priàpo (della sessualità) e una sua ricca amante si crede disprezzata da lui. Eumolpo scrive nel suo testamento che gli eredi possono entrare in possesso dei suoi beni solo se faranno a pezzi il suo corpo e lo mangeranno davanti al popolo.

••• La questione del genere letterario
•• Il Satyricon è abitualmente chiamato “romanzo”. Siccome non esisteva ancora questo genere nell’antichità, romanzo si chiamava uno scritto che rientrava in un genere di cui si conservano esemplari sia greci sia romani, come le Metamorfosi di Apuleio. Il Satyricon ha in comune con i romanzi precedenti la caratteristica di raccontare storie complesse e avventurose che si sviluppano nel tempo di un viaggio. Pone poi al centro l’amore ostacolato da circostanze sfavorevoli. Poi, mentre nei romanzi greci gli innamorati sono un giovane e una ragazza fedeli l’uno all’altra, nel Satyricon Encolpio e Gìtone vivono un rapporto omosessuale caratterizzato dall’infedeltà. In questo senso si è voluta vedere la parodia all’amore sempre idealizzato e nobilitato sentimentalmente. Poi l’ipotesi si è indebolita quando si sono scoperti frammenti di romanzi greci con storie ancora più “facili” e avventure erotiche anche omosessuali. Anche se in genere si sente l’atteggiamento periodico nei confronti delle trame stereotipate dei romanzi e degli ingredienti tradizionali che le compongono.

•• Il Satyricon è molto vicino alla satira menippea (dell’Apokolokyntosis) perché tende alla parodia letteraria soprattutto dei generi elevati e perché si alternano la narrazione in prosa e in versi. In più, si fa riferimento alla satira menippea sin dal titolo, perché Satyricon significa “Libri di cose satiriche” fondendo così due generi letterari, creando un romanzo in forma di satira menippea.
•• Si possono fare dei paragoni con la satira di Orazio, come tra la cena di Nasidieno e il banchetto di Trimalcione. I temi gastronomici avevano ampio spazio anche nella commedia e nel mimo, altri generi con molte analogie rispetto al Satyricon. Il mimo rappresenta la vita quotidiana degli strati più bassi della società romana, così come fa il Satyricon.
•• Ha dei forti rapporti anche con la novella milesia (dallo scrittore greco Aristìde di Mileto), cioè popolare. Nel Satyricon infatti troviamo cinque novelle narrate dai personaggi: tre sono brevi e narrate dai commensali durante la cena di Trimalcione; due sono dette da Eumolpo e sono storie erotiche e tra queste la più lunga è quella detta della matrona di Efeso, raccolta anche nelle favole di Fedro. Le novelle milesie trattano argomenti erotici e sono, come i romanzi e i miei, una letteratura di evasione e intrattenimento, di cui ci resta poco oggi, ma che erano amate dal pubblico del tempo.
•• Il Satyricon è proprio da inserire nella letteratura di intrattenimento, che è un raffinato pastiche in cui l’autore inserisce tutta la sua vastissima cultura e fa dire ai personaggi le sue idee sull’arte e sulla letteratura, gli unici argomenti che sembra prendere sul serio. Ma è evidente che l’opera non abbia alcun fine morale (differenza fondamentale con la satira), ma vuole solo divertire il pubblico e lo scrittore stesso. Il pubblico era quello dell’aristocrazia romana e con Nerone e la sua corte. Anche Nerone infatti era amante della letteratura d’intrattenimento, di solo lusus, ed era intenditore, come Petronio, di ogni forma di piacere estetico ed erotico.

••• Il mondo del Satyricon: il realismo petroniano
•• Il Satyricon è un capolavoro di comicità in tutte le sue forme (raffinata, sottile, aperta e oscena). Quindi è naturale che i personaggi e gli ambienti descritti siano quelli dei ceti sociali più bassi. Nell’antichità il solo modo di fare comicità era quello di descrivere realisticamente o con qualche esagerazione la vita quotidiana della gente comune. Si parla dunque di realismo comico di Petronio. Prima del cristianesimo, quando si parlava realisticamente del popolo, non lo si prendeva mai sul serio, mentre solo in seguito si individuano in questo gli aspetti seri e tragici. Petronio è satirico perché descrive le classi inferiori senza le convenzioni tipiche della commedia o i filtri moralistici della satira, con grande immediatezza e concretezza. Petronio si diverte a descrivere il ricco studente Encolpio, l’intellettuale fallito Eumolpo, le avventure dei giovani amanti opportunisti e capricciosi come Gìtone, i ricchi che ostentano il lusso pacchiano nascondendo le povere origini come Trimalcione e i suoi amici, gli avventurieri, le signore vogliose anche di denaro (come Fortunata, moglie di Trimalcione). Petronio, descrivendo questo mondo, si distacca e non si lascia coinvolgere: anche in questo senso è realista, cioè non inserisce la sua soggettività. Si limita a descrivere con senso critico e con uno spirito ironico e giocoso, malizioso e disincantato.
•• Ma da questo frenetico succedersi di vicende, emerge una visione della vita frantumata e insicura, dominata dalla Fortuna imprevedibile oscurata dal pensiero incombente della morte.
•• Ma lo strumento principale è lo stile, che si adatta con facilità alle differenti situazioni e diventa il mezzo principale per caratterizzare ogni personaggio. Il linguaggio colloquiale è predominante., ma ogni personaggio si esprime in maniera diversa. Il narratore Encolpio parla in modo semplice e disinvolto, con grecismi appartenenti al sermo cotidianus e con alcuni volgerismi. Ma a volte il suo linguaggio e quello dei personaggi colti (Eumolpo e Agamennone) si eleva notevolmente, diventando elaborato ed enfatico, con finalità ironiche e parodistiche. I personaggi senza clutura, come Trimalcione, parlano con il sermo vulgaris, davvero molto distante dal modo di esprimersi di Petronio, persona molto raffinata. Il sermo vulgaris è basso e molto espressivo, irregolare rispetto al latino letterario, pieno di volgarismi e proverbi. Questa è la massima e finissima critica che Petronio fa ai ceti che stanno ingrandendo il loro poteri, e Petronio li guarda con disprezzo, ma comunque è distaccato e ironico nei loro confronti. Grandi esempi di espressioni volgari si hanno proprio nella cena di Trimalcione. In realtà, questo linguaggio che sembra all’apparenza spontaneo, è in realtà frutto di un grandissimo studio da parte di Petronio che appunto non lo parlava affatto. Scrive anche parodie di Omero e di Virgilio.
•• Dopo una parodia in cui Encolpio descrive con versi virgiliani la sua impotenza sessuale per via del volere del dio Priàpo, Petronio fa un’importante dichiarazione di poetica, specificando la vicinanza con l’epicureismo perché vede come fine della vita il piacere, e questo spiega perché in tutto il libro il tema principale sia proprio il sesso e il piacere corporeo. Si fa riferimento anche alla schiettezza inedita di descrivere la vita vera della gente comune con la frase “un’opera di franchezza nuova”. Petronio è realista nella sua opera, perché parla schiettamente, con un linguaggio semplice e naturale, adeguato agli argomenti “umili”, ma l’opera nel complesso è piacevole ed elegante.

••• Petronio e il Satyricon nel tempo
•• Di Petronio sappiamo prima di tutti da Tacito e gli altri autori dell’antichità non ci dicono nulla di lui oppure solo il nome. Visti gli argomenti, probabilmente il testo è stato allontanato dalle scuole per tutta l’antichità.
•• Nel Medioevo il Satyricon comincia a essere conosciuto, anche se già da allora gran parte dell’opera era andata perduta.
•• Nel Quattrocento vengono trovati due manoscritti di Petronio, poi di nuovo perduti.
•• Nel Seicento si trova un codice che conteneva l’episodio della Cena di Trimalcione. Da questa scoperta comincia la vera fortuna dell’opera di Petronio, che poi viene anche falsificata dagli scopritori di altre parti dell’opera.
•• Nel Settecento il Satyricon è una lettura alla moda nei salotti come ci fa sapere Parini.
•• Nell’Ottocento Balzac e Flaubert scoprono in Petronio il precursore del loro Realismo. Nel Decadentismo viene amato perché aveva rappresentato la decadenza morale del mondo imperale che stava per crollare, soprattutto da Oscar Wilde che vorrebbe essere il nuovo Petronio nella sua Londra. Nietzsche lo ammira definendolo il “maestro del presto” per la sua velocità narrativa.
•• Nel Novecento il Satyricon viene amato. Nel 1969, anno dell’inizio dei moti di liberazione omosessuale con i moti di Stonewall, Fellini fa un film del Satyricon.
Lo scrittore Queneau lo considera il più moderno di tutti gli autori antichi.
•• Oggi il Satyricon è considerato un unicum nel panorama letterario latino.

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