Ominide 12 punti

Petronio “arbiter elegantiae”


Vita


Vive nella prima metà del I d.C. e come Seneca ha modo di sperimentare sulla propria pelle le follie di Nerone.
Di questo personaggio si possiedono informazioni certe soltanto per tradizione indiretta. Si pensa che Petronio sia lo scrittore a cui si riferisce Tacito nel sedicesimo libro degli “Annales” e che sia lo stesso T.
Petronius Niger che fu console nel 62 e di cui parlano sia Plinio il Vecchio che Plutarco.
Tacito parla di Petronio come un funzionario vicino a Nerone, per il quale Petronio rappresentava la raffinatezza dei costumi; infatti Tacito parla di Petronio come “arbiter elegantiae”, appellativo proprio di colui che stabiliva mode, etichette, metodi comportamentali.
I funzionari di Nerone, però, gelosi di questa forte influenza di Petronio, lo fecero cadere in disgrazia e fu costretto al suicidio durante la repressione della congiura pisoniana (66 d.C.) .
Nella descrizione tacitiana del suicidio di Petronio appare una parodia del suicidio di Seneca; infatti mentre Seneca al momento della morte si era occupato di argomenti elevati quali l’immortalità dell’anima, Petronio al contrario aveva preferito poesie piacevoli e versi licenziosi.

Paternità dell’opera


Per quanto concerne la sua opera ci sono diverse discussioni a proposito della paternità; ma ci sono elementi che inequivocabilmente la confermano. In primo luogo l’atmosfera e le descrizioni del romanzo paiono adattarsi alla perfezione al clima in cui viveva il Petronio degli Annales; per esempio, le taverne ed i lupanari, posti che si è certi che Nerone frequentasse, e con ogni probabilità anche Petronio stesso, sono descritti con dovizia di particolari. In secondo luogo, la presenza nel testo di uno squarcio poetico intitolato “Troiae halosis”, il cui titolo coincide con il tentativo letterario di Nerone, contribuisce ad avvalorare l’ipotesi, ormai quasi una certezza, che Petronio sia l’autore del Satyricon.

Satyricon


Il Satyricon fu composto presumibilmente dopo il 60. Probabilmente il destinatario dell’opera è proprio la corte neroniana; ciò verrebbe confermato dal fatto che nell’opera ci sono descrizioni di ambienti sordidi, quali taverne, bettole, etc., che sappiamo apprezzati dalla corte neroniana.
L’opera ci è giunta gravemente mutila, a causa di cesure e interpolazioni attuate per motivi morali, e non si sa quanto fosse realmente esteso; alcune testimonianze lo vorrebbero addirittura più lungo delle Metamorfosi di Apuleio. Sono andate perdute sia la parte iniziale che la parte finale, e quella centrale, che è la parte superstite, è stata raccolta in 141 capitoli che comprendono sia parti in prosa che in poesia (di metro ed estensione diversi).
L’opera è scritta in prima persona singolare e il narratore è interno alla vicenda, sa solo ciò che vede.

Commenti


Encolpio, nei confronti del quale si scatena l’ira del dio Priapo (antecedente della vicenda che è stato perduto), può essere trasfigurato in Ulisse.
Petronio introduce digressioni che servono come pause per non fare annoiare il pubblico.
Tra queste digressioni c’è la “Cena di Trimalcione” e la “Matrona di Efeso”; in questi eventi, Petronio vuole evidenziare i vizi ed i difetti politico-sociali del suo tempo.
Trimalcione (che è un liberto arricchito) tiene una cena in casa sua per mostrare l’opulenza e la ricchezza da cui erano caratterizzati i suoi banchetti.
Tra tutti i personaggi, l’unico che può essere ricollegato a Nerone è Eumolpo, il quale amava atteggiarsi a grande poeta declamando versi in molte occasioni, proprio come amava fare Nerone.
Inoltre Ascilto ed Eumolpo sono l’antitesi dell’amico leale che supporta i protagonisti nelle peripezie. Sembra esclusa ogni possibilità di un lieto fine in quanto lo schema del romanzo è fondato sulla rovina di ogni progetto.
Dunque l’opera si presenta come parodia del romanzo greco, un antiromanzo che capovolge le situazioni topiche dei suoi modelli, capovolgendone anche l’ideologia: l’idealizzazione dell’amore è sostituita dall’irrompere di desideri meramente materiali, le situazioni non sono serie ma comiche e umoristiche, viene accentuato l’aspetto realistico dell’ambientazione.

Modelli


L’opera di Petronio non è facilmente riconducibile ad un genere ma mostra una gran varietà di elementi ripresi da periodi antecedenti.
• Si può ricondurre al romanzo greco in quanto in esso sono presenti vicende di carattere erotico-avventuroso incentrate su una coppia di innamorati fedeli, il registro dominante era quello sentimentale e patetico.
Si tratta però di un ribaltamento ironico e parodistico del romanzo greco, in quanto i due protagonisti sono sì una coppia di innamorati, ma omosessuali, non fedeli e virtuosi ma viziosi e corrotti.
• È riconducibile alla fabula milesia, un genere che trattava argomenti principalmente di carattere erotico, narrate con maggior realismo rispetto alle vicende sentimentali e idealizzate del romanzo greco.
• Evidenzia legami con la satira.
In primo luogo quella menippea, da cui Petronio riprende la forma di prosa mista a versi e la varietà di registri stilistici.
L’opera presenta anche legami linguistici e stilistici con l’Apokolokyntisis di Seneca.
È inoltre da ricordare che lo scrittore satirico romano è innanzitutto un moralista che vuole denunciare il vizio e trasmettere valori positivi; Petronio, nella sua opera, non ha fini morali e non tocca le corde della protesta e dell’invettiva: l’autore vuole ridere e scherzare senza scopi didascalici. Questo è certamente l’elemento fondamentale e peculiare che contraddistingue il Satyricon da questo punto di vista.

Tematiche


La tematica centrale dell’opera è IL viaggio visto come labirinto.
Su modello dell’Odissea, anche nel Satyricon i personaggi si spostano in continuazione, gli scenari cambiano, i luoghi delle singole avventure cambiano. Il motivo del viaggio assume la forma di un affannoso vagare labirintico entro luoghi disseminati di trappole e insidie alla ricerca di una via d’uscita. Anche la città greca dove si aggirano i protagonisti appare come un labirinto dov’è facile perdersi e restare intrappolati in balìa di indesiderate avventure.
Caricandosi di un preciso significato simbolico, il motivo del labirinto definisce lo stato di precarietà, di incertezza e di sradicamento dei personaggi, sballottati caoticamente nel viaggio della vita senza alcun punto di riferimento sociale o morale.
La narrazione di Petronio è molto lucida e dettagliata; non manca di trattare i grandi problemi che affliggevano la società latina quali la crisi dell’agricoltura (dovuta all’avanzare del latifondo), le carestie, il sovraffollamento nelle città, l’emergere di ceti sociali nuovi (liberti arricchiti) a danno della vecchia classe dirigente aristocratica e senatoriale, la corruzione sociale e morale dell’impero.

Stile e realismo


Frasi brevi, prevalenza di subordinate. Viene utilizzato un lessico comune anche per significati tecnici, si ricorre a descrizioni deittiche, più proprie del linguaggio parlato.
Il Satyricon presenta l’esigenza di una scrittura pluristilistica. Ogni personaggio viene individuato e caratterizzato dal linguaggio che usa (realismo mimetico), e questo contribuisce ad attribuire all’opera un risultato espressivo assolutamente unico. All’interno del romanzo si possono distinguere due categorie di personaggi:
• I colti, che parlano un latino semplice ma elegante.
• Gli incolti, che si esprimono con un linguaggio molto espressivo e popolaresco, ricco di volgarismi.
Il registro appare dunque a tratti molto basso, e ciò è dovuto alla ricerca di un totale e schietto realismo, che non indugia nemmeno riguardo a scene a sfondo sessuale. ma va sottolineato che il Satyricon è un’opera letterariamente complessa, non indirizzata ad un pubblico ingenuo di lettori di romanzi d’amore, ma ad un’elite colta e capace di apprezzare l’uso spregiudicato e parodico dei materiali narrativi, le qualità delle allusioni intertestuali e la commistione di registri e stili.
Hai bisogno di aiuto in L'età imperiale?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
×
Registrati via email