Video appunto: Petronio, Arbitro - Vita e Opere (2)

Petronio



Petronio è considerato il primo autore di un romanzo latino il Satyricon, ma su di lui abbiamo poche e incerte notizie biografiche.
Petronio Arbitro nasce forse nel 27 dopo Cristo, a Marsiglia, nella Gallia Narbonense. Petronio fa parte della corte neroniana dove è definito arbiter elegantiae, vale a dire un esperto di etichetta di corte.

Nel 66 d.C. Petronio muore suicida per ordine di Nerone: si fa tagliare le vene e si lascia morire seduto a banchetto.
Il Satyricon è un romanzo prosimetro (che comprende cioè sia prosa che versi) giunto in modo molto frammentario, la cui unica parte continuativa di una certa dimensione è la cosiddetta “Cena di Trimalcione”.
La vicenda è molto complessa ed è narrata in prima persona da Encolpio, un giovane che rievoca le peripezie di un viaggio compiuto con l'amato Gitone e con Ascilto, suo rivale in amore.
Durante la narrazione i protagonisti incontrano i più svariati personaggi tra cui i principali sono: il retore Agamennone, la sacerdotessa Quartilla, il liberto Trimalcione e il poeta Eumolpo.
Petronio nella sua opera fonde insieme diversi generi letterari, primo tra tutti il romanzo greco antico: un genere popolare che raccontava in genere le peripezie di due giovani amanti.
Ma nel Satyricon ci sono anche influssi della satira menippea (che alternava prosa e versi), delle favole milesie (caratterizzate da situazioni comiche con sfondo erotico) e del mimo latino (con le sue rappresentazioni buffonesche nella vita quotidiana).
Il romanzo di Petronio è dunque una commistione di più generi in cui l'autore fa confluire la sua vastissima cultura e attraverso cui può descrivere tutte le sfaccettature di un mondo variopinto.
Tutti i generi del Satyricon però sono rivisti da Petronio in chiave parodica, abbassando a fini umoristici il livello alto dei modelli.
Petronio descrive infatti i personaggi dei ceti più bassi attraverso un forte realismo, che viene però grottescamente deformato andando da un sottile umorismo fino all' oscenità. Tuttavia le rocambolesche vicende dei personaggi lasciano emergere un forte senso di precarietà e una visione della vita in cui a dominare è l’imprevedibilità della sorte.

Dialogare per immagini
Il Satyricon di Petronio è un'opera che ha affascinato lettori e registi di ogni tempo; tanti scrittori dell'Ottocento e del Novecento, come Joyce, hanno dichiarato apertamente di essersi rifatti a quest'opera che continua, tuttavia, a farci porre tante domande; soprattutto perché che sia un romanzo è tutt'altro che certo. Il Satyricon, infatti, è composto sia in prosa sia in versi e, il fatto che spesso i toni del suo autore siano piuttosto mordaci (cioè di un sarcasmo e ironia alquanto diretta) e che il suo attacco e la sua indagine di difetti della società del suo tempo non perdoni quasi nessuno, permette di accostare il Satyricon alla satira menippea.
Il Satyricon ci è giunto mancante di quasi 14 libri: abbiamo la fine del quattordicesimo libro, il quindicesimo libro e parte del sedicesimo e non sappiamo quanto ancora fosse lungo.
Il Satyricon si apre, a quanto ci è dato capire, con un terzetto di personaggi: Encolpio, Ascilto e Gitone. Encolpio e Ascilto cercano di litigarsi i favori di Gitone finché, a un certo punto, Encolpio si ritrova solo e abbandonato degli altri due e, disperato e sofferente, si ritrova in una pinacoteca dove inizia ad ammirare una serie di opere d'arte caratterizzate da due fattori: sono storie d'amore che riguardano dèi, e sono storie d'amore infelici (qui siamo in quella che le edizioni attuale definiscono capitolo 83 dell'Opera). Encolpio, quindi, capisce che l'amore provoca sofferenza anche agli dei.
In questa pinacoteca egli incontra Eumolpo, un poeta un po'da strapazzo con delle vesti piuttosto trasandate, che afferma di essere un uomo di cultura e che per questo motivo non ci si può certo aspettare che vada in giro vestito raffinato. In questa pinacoteca possiamo vedere un punto fondamentale nella trama del Satyricon perché Eumolpo, qui incontrato da Encolpio, resterà vicino a lui e, con il ritorno di Gitone, formeranno il nuovo terzetto del Satyricon. Così il Satyricon prende un altro ritmo.
Petronio rese omaggio al classico dei classici: l’Eneide. L'Eneide si apre con l'arrivo piuttosto difficoltoso di Enea a Cartagine. Bisogna ricordare che Giunone, che ancora non aveva perdonato diversi fatti ai Troiani, ha causato una tempesta che li costringe ad arrivare a Cartagine. Ad un certo punto, Enea e i suoi compagni, si trovano nel tempio di Giunone a Cartagine: qui Enea si trova, con i suoi compagni, circondato da opere d'arte piuttosto toccanti.
Le opere d’arte raffigurano sette scene, tutte incentrate sulla guerra di Troia. Pensandoci, è straordinario che un fatto contemporaneo (la guerra di Troia), sia già stato rappresentato e che Enea si ritrovi ad osservare proprio questi quadri.
Enea, alla loro vista, scoppia in un pianto inconsolabile; queste lacrime saranno la condizione nella quale Didone troverà l'eroe ma, soprattutto, saranno anche il punto di partenza di uno dei versi più famosi dell'Eneide di Virgilio (LIbro I v. 462): sunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangunt (ci sono lacrime per gli eventi e i fatti mortali toccano l'animo). Virgilio sta facendo riferimento esattamente alle opere d'arte che hanno permesso ad Enea di riaprire una ferita che sembrava chiusa, perciò si riferisce ad una cosa materiale e non ad una cosa astratta come la memoria. Diventa, perciò, interessante vedere come Petronio e Virgilio, da prospettive diverse, in questo gioco letterario rendono omaggio a quello che la pittura può fare: consolarci e allo stesso tempo ricordarci il nostro dolore.