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stazio Papinio Stazio: vita ed opere


Publio Papinio Stazio è un poeta lirico, vissuto nel I secolo dopo Cristo che, dopo il nuovo indirizzo proposto da Lucano, ritorna agli esemplari greci e alla mitologia pura.
Della sua biografia abbiano scarse notizie. Sappiano che nacque a Napoli forse nel 40 o 50 d.C.. Suo padre era un maestro e un poeta rinomato a cui però la scuola non procurò grandi profitti. Riportò alcuni premi come il primo premio ai giochi augustali di Napoli, e la corona aurea come premio di un carme sulla campagna germanica e in Dacia di Domiziano. Vissuto a Roma, provava una forte nostalgia per la sua terra natale, soprattutto alla fine della vita. Morì a Napoli nel 94 d.C..
Le opere rimasteci sono tre: la Tebaide, l’Achilleide e le Silvae
La Tebaide trova l’ispirazione nell’Eneide e si riallaccia al ciclo tebano, un ciclo particolarmente fosco, molto di moda a quel tempo. Il poema si compone di 12 libri, quanti ne ha l’Eneide, pieni di descrizioni, racconti interminabili, azioni guerresche ed interventi divini dell’Olimpo a cui si aggiungono delle divinità astratte come la Pietà il Sonno, la Rabbia o l’Odio. L’ispirazione di Virgilio è evidente nelle descrizione di giochi funebri, nelle apparizioni e nei sogni. Da segnalare l’amicizia che lega i due giovani protagonisti, Dymas e Hopleus, da paragonare al sentimento che lega Eurialo e Niso nell’Eineide.
L’Achilleide è dedicata all’ imperatore Domiziano ed è incompiuta in quanto arriva fino all’inizio del libro secondo. Sappiamo che, ritornando al ciclo omerico e troiano, il poema avrebbe dovuto celebrare il mito di Achille dall’infanzia fino alla guerra e la morte sotto le mura di Troia.
Le Silvae è l’opera di Stazio che oggi viene apprezzata maggiormente, in quanto più personale Il termine silvae significa materiale incoerente, senza un filo conduttore, ispirato in modo spontaneo, improvvisato ed occasionale; lo stesso genere viene adoperato anche da Cicerone da cui viene intesa nel senso di materia prima e grezza. Si tratta di trentadue componimenti poetici, con un’estensione varia, raccolti in dodici libri. Gli argomenti sono diversi: canti per la morte, per un matrimonio, per viaggi, per guarigioni o per genetliaci. Non mancano descrizioni di ville, di bagni o di oggetti artistici, oppure poesie di occasione, epistole o odi.
In sintesi, si può dire che nella lirica, Stazio dimostra di saper improvvisare, ma non di essere capace di un’ispirazione intima, perché troppo permeato di retorica, di mitologia e dalla ricerca di forme esteriori. Per questo motivo, solo raramente riesce ad andare oltre il luogo comune.
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