Opere rivoluzionarie latine
All’inizio della satira
Giovenale racconta un episodio che riguarda Crispino, un personaggio ricco e vanitoso che ha speso una cifra enorme per comprare una semplice triglia. Questo episodio serve al poeta per mostrare lo spreco e il lusso eccessivo della società romana. Il racconto principale riguarda però un enorme rombo pescato e portato in dono all’imperatore Domiziano. Il pescatore non può fare altro che offrirlo al sovrano, perché nessuno oserebbe tenerlo per sé o regalarlo a qualcun altro. Domiziano è presentato come un imperatore autoritario che vuole tutto per sé e controlla ogni cosa. Giovenale racconta questa vicenda con uno stile solenne, simile a quello dei poemi epici. Il pescatore viene descritto con espressioni altisonanti, come se fosse un eroe, anche se in realtà è soltanto il proprietario di una piccola barca. Il contrasto tra lo stile elevato e la situazione banale crea un effetto comico e ironico. Quando il pescatore arriva alla residenza imperiale di Alba, Domiziano convoca il consiglio dei senatori. Tuttavia la riunione non riguarda questioni politiche importanti: i senatori devono decidere semplicemente come cucinare il rombo. La scena è grottesca, perché uomini che dovrebbero governare l’impero discutono seriamente di pentole e ricette. La satira si conclude con una riflessione ironica. Giovenale afferma che sarebbe stato meglio se Domiziano si fosse occupato sempre di questioni così banali. Se avesse perso più tempo a discutere di pesci, forse avrebbe avuto meno tempo per compiere i suoi atti di crudeltà. Dietro l’ironia emerge quindi una critica molto dura al potere dell’imperatore e alla degenerazione della classe dirigente romana.
Contro le donne colte
Nella Satira VI Giovenale si rivolge all’amico Postumo per convincerlo a non sposarsi. Secondo il poeta il matrimonio, nella società del suo tempo, è diventato una scelta rischiosa e piena di problemi. Per sostenere questa idea Giovenale costruisce una lunga satira contro le donne, che diventa uno dei testi più famosi della misoginia antica. All’inizio della satira il poeta ricorda la mitica età di Saturno, un periodo ideale in cui esisteva la Pudicitia, cioè la purezza e la fedeltà femminile. In quell’epoca, secondo Giovenale, le donne erano semplici e moralmente integre. Con il passare del tempo questa virtù sarebbe scomparsa. Già nell’età di Giove la pudicizia avrebbe iniziato a scomparire e nel presente non esisterebbero più donne davvero fedeli.Per dimostrare la sua tesi, Giovenale presenta una lunga serie di esempi di donne con difetti di ogni tipo: infedeli, capricciose, spendaccione, superstiziose, manipolatrici e perfino violente.
Tono e linguaggio
Il tono è volutamente esagerato e provocatorio, perché la satira vuole colpire e scandalizzare il lettore. Uno dei bersagli principali dell’attacco sono le donne colte. Giovenale critica quelle che durante i banchetti parlano troppo, citano autori, discutono di grammatica e correggono gli altri. Il problema non è solo che parlino molto, ma che dimostrino una cultura pari o superiore a quella degli uomini. Questo comportamento, nella mentalità dell’epoca, mette in crisi l’idea della superiorità maschile.La satira si conclude con l’idea iniziale: secondo Giovenale è meglio non sposarsi affatto piuttosto che legarsi a una donna che potrebbe portare solo problemi e umiliazioni. Dietro l’esagerazione satirica emerge però anche il ritratto di una società in trasformazione, in cui alcune donne stanno acquisendo maggiore autonomia e cultura. Questo cambiamento provoca timori e reazioni ostili, come quella espressa dal poeta.