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Rutilio Namanziano: De reditu suo

Di Rutilio Namanziano sappiamo che era nativo della Gallia e che suo padre era governatore della Toscana e dell’Umbria successivamente ministro del tesoro imperiale. Anche il figlio ebbe incarichi di una certa rilevanza. Nell’autunno del 416, lasciò Roma per rimettere ordine in Gallia che aveva appena subito la devastazione da parte dei visigoti comandati da Ataulfo. Ovunque esisteva abbandono, miseria e rovina. Fece il viaggio di andata via mare perché il percorso via terra (= la via Aurelia) era impraticabile. Il viaggio viene descritto nel poema De reditu suo che risale al V secolo; è anche un’occasione per descrivere un impero in decadenza, sotto l’impatto delle numerose popolazioni barbare ormai infiltratesi nell’ Impero, facendo costante riferimento alle bellezze di un tempo, ormai perdute bellezze.
L’opera non è completa perché si limita a narrare, in metro elegiaco, il viaggio da Roma fino a Luni.
Rutilio non era cristiano e ha parole di sdegno e di rancore sia contro i monaci che contro gi anacoreti. Infatti navigando vede dei monaci nell’isola della Capraia, a largo di Livorno, che egli definisce “nemici della luce”; successivamente, passando nelle vicinanze dell’isola della Gorgona, il suo pensiero va ad amico che ha scelto di vivere in questo luogo da anacoreta che egli definisce credulo e stregato da una malefica setta che lo ha convinto a vivere in un turpe nascondiglio. Purtroppo, Rutilio non poteva prevedere che il monachesimo sarebbe stato l’unica possibilità di salvare tutto ciò che restava della cultura classica e pagana. Egli prova anche avversione nei confronti degli ebrei, che già Seneca aveva definiti nemici del genere umano e conservatori cupi dell’unica propria legge. Molto famoso è l’iniziale poema di saluto in onore di Roma che il poeta salutava con l’animo pieno di dolore per i mali che essa stava soffrendo ma anche di speranza in un futuro migliore, rimpiangendo anche il fatto che la religione pagana aveva acquisito il carattere di una filosofia orientale e che i numi fondatori della città erano diventati solo un ricordo.
Dal punto di vista stilistico, l’opera si ispira chiaramente a Virgilio, a Orazio e a Ovidio.
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