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De tranquillitate animi

Nel De tranquillitate animi il problema che Sereno espone è che, pur essendo convinto dell'opportunità di ricercare la virtù, tagliando via l'attaccamento alle cose materiali, si scopre vulnerabile di fronte al fascino della ricchezza e, affrontando la politica con l'obiettivo di fornire un servizio alla comunità, si scopre debole di fronte agli attacchi esterni. All'interno di questo dialogo Seneca dimostra che la natura dispone l'uomo tanto alla vita attiva quanto alla vita contemplativa, quindi invita il saggio, che non può rendersi utile agli altri a causa delle contingenze politiche, a giovare almeno a se stesso, rifugiandosi nella solitudine contemplativa. È una condizione dettata dal fatto che Seneca dopo il 62 si era ritirato a vita privata.

De otio
Forma dialogica. Il problema è sempre se il saggio deve partecipare alla vita politica o meno, riprende il tema della vita appartata degli Epicurei e quello degli Stoici. Per gli Epicurei il late biosas è l'unico obiettivo di una condotta etica, lo stoicismo invece valorizza la vita politica a meno che qualche impedimento ne ostacoli la realizzazione. Quindi l'autore consiglia all'amico di essere sensibile in rapporto alle circostanze, in modo da dedicarsi ora all'attività pubblica, ora alla contemplazione. Quindi il problema della scelta tra vita attiva e vita contemplativa è risolto con la riscoperta del valore politico della vita privata, nel senso che quando è impossibile agire nello Stato il saggio può agire nella collettività umana, dove può svolgere la funzione politica di esempio ed insegnamento.

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