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Minucio Felice - Octavius

Di origine africana, e vissuto fra il 160 ed il 300, Minucio Felice esercitò a Roma l’avvocatura. La sua opera più celebre è l’ Octavius che si colloca all’interno della corrente apologistica.
Riassunto
Tre amici, Ottavio, Monucio e Cecilio, durante le ferie vendemmiali si recano ad Ostia, al mare. Lungo il cammino appare la statua di Serapis e Cecilio, secondo il rito pagano, si accosta la mano alla bocca in segno di adorazione. Ottavio lo vede e comincia a scherzare. Arrivati sulla spiaggia, inizia la disputa fra Ottavio, di religione cristiana e Cecilio, pagano; si tratta di una disputa fra persone colte che sanno esporre le proprie idee senza lasciarsi andare al disprezzo nei confronti dell’avversario. La sostanza delle argomentazioni non è teologica e lo scopo e di dimostrare con considerazioni umane la superiorità del Cristianesimo sulle credenza pagana. Infatti Cecilio si rifà al detto agnostico dello scetticismo pagano: “Noi siamo in mezzo al mistero e la nostra intelligenza è impotente a risolvere l’enigma; dunque, a nulla ci può portare la ragione, è meglio credere nella religione degli avi,a cui si deve la grandezza di Roma e la verità non appartiene certamente ai cristiani ignoranti dato che nemmeno i sapienti sono in grado di conoscerli”. Con tono pacato e sereno, Ottavio risponde partendo dal bisogno che l’uomo ha di Dio, cominciando con un elogio, a volte anche pittoresco, della Provvidenza divina che ci viene rivelata dallo splendore della creazione. Poi passa a descrivere l’origine terrena del culto pagano, opera dei demoni che furono cacciati dal Paradiso. I cristiani sono generalmente accusati di essere stolti e volgari, ma non è così perché la loro credenza è vera, la loro vita è santa ed essi sono disposti a soffrire ed accettano di buon grado il martirio. Il terzo amico, Minucio, che ricopre il ruolo di giudice della disputa, dovrebbe esprimere un giudizio, ma non ne ha il tempo. Infatti Cecilio, tutto preso dalle considerazioni di Ottavio si fa prendere da una profonda malinconia e si dichiara convinto e il dialogo termina con parole di serenità.
L’opera e di ispirazione classica e lo stile si ispira soprattutto a Cicerone, con numerosi ricordi di Seneca o di altri prosatori o poeti pagani. I rapporti e le coincidenze con l’Apologeticum di Tertulliano sono numerose. Tuttavia ciò che caratterizza l’opera di Minucio Felice è la mancanza di un preciso riferimento ai dogmi della fede e della rivelazione cristiana in genere e i riferimento alle Sacre Scritture sono piuttosto fugaci.
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