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Marziale, Marco Valerio - testimone dell'età imperiale

Vita


Marco Valerio Marziale nacque a Bilbilis in Spagna (luoghi che spesso vengono rimpianti nei suoi epigrammi), tra il 38 e il 41 d.C. Si trasferì a Roma in gioventù, dove venne ospitato dalla famiglia spagnola di Seneca e Lucano, molto importante a Roma, che lo introdusse nella società bene: conobbe personaggi influenti come Pisone. Deve aver raggiunto una notevole importanza e notorietà nell’ambiente di corte tali che nell’80 gli venne commissionato una raccolta di epigrammi per celebrare l’inaugurazione del Colosseo. Marziale scrisse per quest’occasione il 'Liber de spectaculis' che gli valse un riconoscimento, anche economico, dall’imperatore Tito. Ben si inserisce nella vita culturale di Roma pubblicando a cadenza regolare i libri di epigrammi.
Nel 98 lascia Roma e torna a Bilbilis, dove per certi aspetti rimpiange la vita nella capitale (nell’epigramma 96 del libro X descrive l’opposizione Roma-Spagna con la contrapposizione hic-ibi). Muore nel 104 d.C.

Opere


- Liber de spectaculis 80;
- Epigrammi 86 101-102 d.C - suddivisi in 12 libri;
- Xenia 84-85 - brevi iscrizioni di un solo distico, scritti come biglietto per accompagnare doni della festa dei Saturnali (Xenia = doni per gli ospiti);
- Apophoreta 84-85 - brevi iscrizioni di un solo distico, scritti come biglietto per accompagnare omaggi offerti nei banchetti agli ospiti (Apophoreta = oggetti da portar via).
Il metro prediletto da Marziale per scrivere i suoi epigrammi è il distico elegiaco, ma a volte ne utilizza anche altri.

Genere


Il genere adottato da Marziale è l’epigramma. L’epigramma nasce in Grecia con finalità pratiche (iscrizioni funerarie o dediche), in età ellenistica diventa poi un genere autonomo (prevalentemente come poesia d’occasione) con disparate tematiche: simposiale, erotica, satirica; tra i maggiori autori Asclepiade, Nosside, Teocrito. A Roma Catullo fu l’anello di congiunzione tra la cultura greca e quella latina riguardo questo genere, ne apprezzò la brevitas e la forma concisa con cui esprimere sentimenti, gusti.

Durante l’età dei Flavi si sviluppa al fianco al genere dell’epica quello dell’epigramma, considerato il più umile. Marziale scrive solo epigrammi che gli permettono di evocare nei suoi testi una forte aderenza alla realtà (nell’epigramma 4 libro X scrive 'hominem pagina nostra sapit' la nostra pagina sa di uomini). Gli epigrammi sono rievocazioni di un evento, biglietti poetici, commemorazioni di accadimenti – feste, matrimoni.

Con la sua opera l’epigramma viene riconosciuto artisticamente dall’ambiente cortigiano, assumendo quindi dignità artistica.
Nello scrivere i suoi epigrammi Marziale conferisce ad essi una deformazione grottesca: osserva la realtà e i personaggi accentuandone i tratti grotteschi e riconducendoli a tipi quali per esempio vanitosi, imbroglioni, medici pericolosi (nell’epigramma 47 libro I Marziale parla di un medico che ha cambiato lavoro ed è diventato becchino. La chiusa, ironica, suona: ‘Quel che faceva da medico continua a farlo ora, da becchino’).

Il poeta non vuole però fare una condanna morale: gli epigrammi sono privi di asprezza e, sebbene descrivano situazioni della realtà per lo più spiacevoli, lo fanno con ironia facendo sorridere ancora oggi il lettore.

Satira


Le tematiche affrontate negli epigrammi sono varie, perlopiù Marziale scrive di:
- Temi tradizionalmente epigrammatici (come l’iscrizione funeraria: l’epigramma 34 del libro V è un epitafio per Erotion, una bambina morta a sei anni);
- Vicende personali;
- Pensieri sulla società del tempo;
- Dichiarazioni di poetica (nell’epigramma 2 del libro I Marziale contrappone i suoi ‘libretti’ ai ‘volumoni’ di altri poeti, nell’epigramma 49 del libro IV conclude affermando che i suoi epigrammi sono molto più apprezzati che i poemi)

Si può parlare poi di una prevalenza della tematica satirica (o scoptica), già ampiamente utilizzata da un poeta greco in età neroniana, Lucilio e dalla satira romana. Di Lucilio Marziale assume anche alcuni procedimenti formali, tra cui la battuta posta alla fine dell’epigramma, tratto comune con l’uso assiduo della battuta nella retorica del tempo. Con Marziale l’epigramma assume una struttura ben precisa: un breve testo che ha come scopo il fulmen in clausula. Ad esempio nell’epigramma 26 del libro III Marziale descrive i beni di un uomo, collezionista degli oggetti più pregiati, che però si rivela essere incapace di custodire le cose più preziose: proprio nell’ultimo verso Marziale inserisce il fulmen in clausola: ‘… la moglie, Candido, l'hai in comune con tutti’.

Stile


Ritraendo Marziale la realtà, lo stile adottato deve riprodurre fedelmente il linguaggio usato in un dato contesto: poiché l’autore scrive di una gran varietà di contenuti, ogni epigramma adotta uno stile specifico derivante dal contesto. È, quindi, usuale che ci siano modi colloquiali, lessico quotidiano e altrove una gran ricercatezza ed eleganza.

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