Marziale

Marco Valerio Marziale nasce in Spagna nel 40 a Bilbilis (Spagna). Riceve una buona educazione letteraria e si trasferisce a Roma dove esercita l’avvocatura, conduce una vite triste da cliente e scrive versi d’occasioni per feste e personaggi benestanti. Iniziò dall’80 a scrivere epigrammi, scritti brevi in esametri che facevano divertire il pubblico, e da allora in poicomncia a pubblicare regolarmente i suoi carmi. La sua non è una vita per niente benestante e alla morte del patrone Diocleziano, torna a Bilbis dove muore nel 104. Ci sono giunti circa 1550 epigrammi principalmente in distici elegiaci: De spectaculis (per inaugurare il Colosseo), Xenia e Apophereta (bigliettini per accompagnare i doni che i romani si scambiavano nella festa dei Saturnalia), Epigrammata (12 libri che raccolgono il grosso della sua produzione). Divenne il maestro del suo genere che diversamente dagli altri non era solo svago, ma lavoro per mantenersi. Per rendere più interessanti le opere introduceva oscenità che tuttavia erano distaccate dalla sua vita che lui stesso definiva pura. Evitò conflitti con personaggi importanti e potenti usando nomi finti ma vizi veri. Nelle sue opere è quindi presente il realismo. Analizza l’onestà che nel mondo contemporaneo diviene ostacolo al successo e all’arricchimento. I temi principali sono: la mancanza dei valori, povertà morale, desiderio di apparire, la povertà, la triste vita del cliens, e in controluce la nostalgia di un esistenza semplice e quieta. Ridicolizza lo spettacolo dei vizi e delle assurdità. L’obbiettivo è far divertire tramite l’ironia. È un comico di tipo intellettuale che tende al sorriso da ottenersi con la battuta finale. È un comico freddo ma con una grande cura formale. Le tecniche sono dettate da retorica del tempo. È coinciso, brillante, ha una accurata disposizione di parole, propone descrizioni curiose e stravaganti.

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