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Marziale nasce nel 40 d.C. in Spagna, ma in seguito si stabilisce a Roma, vi rimane fino al 98 d.C., anno in cui decide di ritornare in patria, dove muore nel 104 d.C.
Marziale si stabilì a Roma durante l’impero neroniano. In questo periodo, inizia a cercare appoggio e a frequentare personaggi influenti, come i Pisoni, Seneca e Lucano; tuttavia, queste frequentazioni si interruppero bruscamente con la congiura pisoniana contro Nerone. Segue il terribile e confusionario anno dei quattro imperatori, che si conclude con l’ascesa al trono di Vespasiano, per la quale aveva svolto una parte attiva l’esercito, mentre il Senato si era dovuto limitare a ratificare la scelta. Con Vespasiano, ha inizio la dinastia dei Flavi. Durante questo periodo, Marziale aveva continuato a coltivare delle frequentazioni con personaggi influenti ed era riuscito a raggiungere un certo successo. Infatti, Tito gli conferì dei benefici economici e fiscali (legge dei tre figli), invece, Domiziano gli conferì il titolo di tribuno militare.

Il contesto culturale dell’età dei Flavi è caratterizzato da un diffuso servilismo: all’ideale di libertas si sostituisce quello del servizio all’imperatore e allo Stato. Soltanto così gli intellettuali possono raggiungere una posizione affermata. Infatti, Marziale indirizza alla casa regnante delle raccolte di epigrammi dai toni ossequiosi e adulatori, volti a celebrare la figura dell’imperatore e delle sue iniziative. Un esempio è costituito dal “Liber de spectaculis”, una raccolta di epigrammi scritta per l’inaugurazione del Teatro Flavio.

Marziale scrive 15 libri di epigrammi, ovvero brevi componimenti poetici, nati originariamente in Grecia come iscrizioni dedicatorie e funerarie. Fra questi abbiamo gli Xenia (ovvero regali per gli ospiti) e Apophoreta (regali da portar via). Si tratta di due raccolte di epigrammi che descrivono i vari doni che si scambiavano durante le feste di dicembre dei Saturnalia.

Gli epigrammi di Marziale sono contraddistinti dalla brevità e dall’incisività: essi sono degli spaccati della città romana, colta nella sua quotidianità con uno spiccato realismo.
Marziale può essere paragonato ad un fotoreporter, in quanto attraverso pochi versi riesce a delineare personaggi e modi di vivere di una società dall’esistenza tumultuosa.

Emerge il quadro di una Roma caotica e priva di valori, popolata da diversi tipi umani ridicoli e infami, colti nei loro vizi e nelle loro stranezze. Gli epigrammi ritraggono una vera e propria galleria di difetti umani, la società è un pullulare di maschere, sono assenti i valori, ogni cosa si basa esclusivamente sull’interesse.

Lo scopo di Marziale era quello di riprodurre realisticamente la vita e offrirne un’immagine divertente, ma contemporaneamente far riflettere sulla condizione morale degli uomini del suo tempo. Egli stesso afferma che la sua pagina ha il sapore dell’uomo e invita alla lettura sperando che alcuni dei suoi lettori si riconoscano nei personaggi da lui descritti e provino imbarazzo e vergogna. Negli spaccati sociali che gli epigrammi ci forniscono, c’è ironia e sarcasmo, tuttavia, Marziale non ha come obiettivo il lamento o l’offesa.

Marziale si dichiara fiero di non seguire le tendenze letterarie del tempo e definisce i suoi epigrammi come letteratura di divertimento, ma allo stesso tempo riflessione; egli affronta i temi più vari: l’amore, l’amicizia, la vita a Roma, la condizione del poeta-cliente, i doni, ma vi sono anche temi seri, come quelli celebrativi in lode dell’imperatore (Liber de spectaculis) e i carmi funerari. In questi ultimi, Marziale riesce a rappresentare una commozione affettuosa e un dolore sincero.

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