Decimo Giunio Giovenale


L’autore nacque ad Aquino nel basso Lazio tra il 50 e 60 d.c. in una famiglia di agiate condizioni economiche dopo aver ricevuto un'educazione retorica si trasferì a Roma e si dedicò alla professione di avvocato. Conosce le declamazioni e insegna retorica. Marziale che era suo amico lo descrive come un poeta cliens. Biografia e tarde contenuti di notizie fantasiose al limite della leggenda narrano che il poeta sarebbe vissuto a casa di un ricco liberto e, che dopo aver frequentato le scuole di declamazione e aver composto le satire avrebbe deciso di pubblicarla in età avanzata. Questo fatto si sarebbe tramutato in sventura perché avendo attaccato un attore amico dell'imperatore( Domiziano) e gli fu inviato in Egitto al comando di una corte anche se aveva 80 anni,infatti questo evento accelerò la morte, in realtà non conosciamo l'anno esatto della morte del poeta possiamo ipotizzare nel 127 d.C.

L’opera

L'opera è costituita da 16 saturare in esametri raccolte in 5 libri per un totale di 3869 Versi. La scelta del genere satirico : la prima satira contiene i motivi che hanno spinto Giovenale a praticare questo genere poetico: egli ha intenzione di opporsi alla letteratura contemporanea che appare ridicola nella sua voce stanca riproposto di Intrecci mitologici noiosi che ben poco possono incidere su una società irrimediabilmente corrotta. Meglio è secondo il poeta rivolgere lo sguardo alla realtà della vita quotidiana e comporre versi che sappiano rappresentarla. Tale rappresentazione ha i caratteri del l'indignatio (la musa ispiratrice sarà l’indignazione) . In quest'ottica la scelta della satira è la forma poetica più adatta a rappresentare il furioso disgusto del poeta. Più vicini a Giovenale appaiono Marziale e Persio. (Marziale = condivide il gusto descrittivo di un'umanità alla deriva, di un'infinità galleria di personaggi squallidi e grotteschi, lo sdegno con cui tratta la materia umana che descrive però distingue nettamente la poesia di Giovenale da quella di Marziale).( Persio = per la tensione narrativa la protesta astiosa, il gusto per l'invettiva la rassegna convinzione che i propri versi non serviranno a riscattare l'uomo dalla corruzione. Giovenale Inoltre rifiuta la tradizione diatribica che invitava al distacco delle cose materiali e smaschera l'ipocrisia che vede insito in questa posizione. L'indignatio del poeta esprime di fatto il risentimento di chi non ha saputo integrarsi nella mentalità corrente sottolinea il capovolgimento dei valori tradizionali. Conseguenza naturale di ciò è l'idealizzazione del passato: Giovenale è tradizionalista e da laudator temporis acti rimpiange costantemente il perduto ‘’mos maiorum’’ che costituiva le fondamenta dello Stato Romano.
Temi delle satire la condizione dei Poeti : oggetto del suo rancore sono i motivi che impediscono i poeti come lui di vivere come accadeva nel passato. la settima satira è un affresco desolato della condizione in cui sono costretti i poeti del suo tempo: come clientes se devono andare in cerca di padroni che li strappino dell'indigenza e perfino l’imperatore è paragonabile a un padrone che concede i suoi favori ai giovani artisti in cambio di adulazione e riconoscimenti tangibili. La critica coinvolge anche gli ambienti frequentati dai poeti del tempo Giovenale offre un quadro desolante delle sale di recitazione gestito da ricchi avari, che non fanno nulla per alleviare le condizioni economiche degli artisti. Non c'è da meravigliarsi se questi ultimi sono costretti a vendere libretti a compagnia di teatranti. Le necessità distolgono i poeti dalla concentrazione: obbligati a comporre cose volgari per vivere , non hanno tempo e forze sufficienti per dar vita opere di altezza pari a quelle di un tempo. Alla degradazione sociale il poeta collega direttamente il problema della decadenza delle lettere.
Temi delle satire la bellezza della provincia. non ponendo sperare che ritorni il passato Giovenale confida nella realizzazione di un evasione nello spazio , possibile nella provincia Italica. Fuori dalla soffocante e caotica atmosfera Romana gli sembra di trovare le tracce di una cultura Antica, fondata sui valori dell'Industria e della parsimonia .All'opposizione temporale tra il nunc e il tunc che costituisce la trama della tredicesima satira, il poeta sostituisce nella terza satira quella tra hic (della capitale) e l’illic della (provincia) con il segreto desiderio che almeno questa antitesi si risolve a favore ‘’dell'altrove’’ spaziale, di quella condizione di ritrovata serenità e di sicura moralità in cui l'uomo aspira a vivere.
Temi delle satire la descrizione del mondo : se il rimedio a una vita umiliante è tormentata è fuggire da Roma, la metà di Giovenale non è mai costituita da terre lontane. Si limita a considerare come il rifugio ideale I municipi italici, anche perché nei confronti delle culture straniere mostra disprezzo. Accusa i costumi esteri , in particolare quelle orientali, di aver contribuito alla contaminazione di cui Roma soffre. Città ,suo malgrado, cosmopolita Roma e si era trasformata in una metropoli piena di forestieri per lo più Graeculi, cioè immigrati orientali. Persone tuttofare pronte a tutto. Di loro Giovenale scrive è davvero un popolo di commedianti. Accanto a loro stavano i Giudei perlopiù mendicanti. Nei confronti di tutti costoro a dominare è una logica di pregiudizio gli stranieri non hanno il diritto di essere giudicati in base agli atti compiuti individualmente ma sono accomunati automaticamente al gruppo etnico a cui appartengono. La posizione tradizionalista spinge Giovenale non solo al mostrarsi ostile verso gli stranieri ma anche sottolineare loro costumi aberranti. Nella quindicesima satira in cui si liquidano come mostruose le abitudini alimentari, religiose degli egizi . il poeta porta un caso di cannibalismo.
tema delle satire la donna : la quale vista in maniera negativa tanto che si può accusare Giovenale di misoginia. Il poeta se la prende con le donne emancipate, personificazione della corruzione morale che egli vedeva costantemente presente a Roma. Con quelle che si danno arie da intellettuali e con le donne ricche si coglie il pensiero del poeta che non accetta il fatto che le donne assumono i ruoli maschili: l’erudizione, la cultura e la capacità di critica letteraria erano ambiti di stretta competenza maschile e le donne imitavano gli uomini in maniera grottesca. La critica del poeta però coinvolge anche atteggiamenti tipici del mondo femminile come quelli delle signore che ostentano gioielli e ricchezza e disgustosamente e ridicolmente imbellettate. Tante espressioni iperboliche quali la mandria di asine.

Stile

lo stile caratterizzato da una tensione retorica Talora esasperata. Questa caratteristica porta la versificazione di Giovenale a toni solenni ed enfatici, con lo scopo di amplificare l'indignatio. Comportandosi così però il poeta sperimenta formule espressive che avvicinano la satira alla tragedia. Giovenale però fa di più: quanto più bassi e volgari sono i contenuti che si appresta a trattare, tanto più prossimo a toni tragici ed epici risulta lo stile. il lessico è Aulico e plebeo insieme, di oscenità e sublimità, in un gioco che sfocia spesso dell'iperbole. L’uso dell'invettiva, alla ripetibilità il tono declamatorio fanno supporre l'influsso delle scuole di retorica.
LA FORTUNA
Giovenale ignorato dei contemporanei tornò di moda nel IV secolo presso grammatici e cristiani tra cui Sant'Agostino. Nel Medioevo divenne oggetto di studio nelle scuole grazie ai toni moralistici. Boccaccio lo tenne presente nella sua composizione del Corbaccio. Influenzò anche il filone satirico moralista delle letterature fino all'800 quando la sua figura fu ridimensionata.
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