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Satira 3: Contro i costumi orientali ha come protagonista Umbricio, alter ego di Giovenale, un romano che decide di lasciare Roma e spiega i motivi della sua decisione: Roma, infatti, è stata invasa da orientali che hanno imposto i loro modelli di comportamento, sovvertendo gli antichi costumi e relegando i romani ad una posizione marginale. In particolare, Umbricio si scaglia contro i Giudei, che vivono come mendicanti, i Greci e gli orientali, pronti a fare i mestieri più repellenti e umilianti pur di guadagnare. L’odio contro i Greci si fonda sulla loro capacità di fingere. Di fronte alla loro ipocrisia Umbricio afferma “io invece a Roma che faccio? Non so mentire”
La città è diventata invivibile per la gente comune a causa della corruzione, dell’insopportabile e umiliante condizione di cliens. Non c’è più spazio per i mestieri dignitosi e le ricompense per le fatiche oneste non sono sufficienti per andare avanti. Viene denunciata l’ipocrisia e l’onnipotenza del denaro perché a Roma “tutto si compra”.

Segue una rappresentazione delle strade di Roma affollate, caotiche, rumorose, piene di malviventi e pericolose per i continui incendi, crolli, violenze e rumori. Addirittura, il poeta afferma ironicamente (ma con un fondo di verità) che uscire di casa senza prima aver fatto testamento significa essere imprudenti.

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