Giorgjo di Giorgjo
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Curzio Rufo

Curzio Rufo, storico appartenente alla prima metà del I secolo dell’impero (e quindi scrive sotto Augusto, Tiberio, Caligola ed infine Claudio), compone le Historiae Alexandri Magni regis Macedonum, composte da dieci libri (i primi due sono andati persi). Egli sceglie di descrivere il regno di Alessandro Magno elogiando la monarchia macedone poiché sostiene il tentativo di Caligola di instaurare a Roma una monarchia di tipo orientale. All’interno dell’opera biografia e storiografia si fondono; la sua opera, nonostante i difetti, è viva, ricca di descrizioni e di pathos, di elementi geografici e di discorsi retorici che attraggono il lettore e lo tengono desto attraverso la varietà degli episodi ed il gusto del meraviglioso. Rufo decide di mettere a fuoco determinati episodi, ovviamente a discapito di altri; l’ordine artistico ha spesso il sopravvento su quello storico. L’opera è caratterizzata dalla brevitas e da un mutamento della costruzione. Contiene inoltre alcune ellissi del soggetto. Rufo decide di assecondare i gusti del pubblico alimentando gli scenari favolosi, esotici e racconti avventurosi. All’interno dell’opera l’autore elogia Alessandro Magno descrivendo le sue virtù, ma anche mettendo in chiaro i suoi difetti, primo tra tutti l’ira. In un passo dell’opera Rufo narra la vicenda di Alessandro Magno che uccide l’amico Clito in seguito ad un dibattito piuttosto acceso. Emergono qui tutti i difetti dell’imperatore, che viene descritto come una persona che abitudinariamente si lascia avvolgere da una rovinosa collera che lo porta a compiere azioni scellerate.

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