Giorgjo di Giorgjo
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Columella

Lucio Giunio Moderato Columella, nato a Cadice, pubblica tra il 60 ed il 65 un’opera tecnica sull’agricoltura denominata De re rustica, composta da 12 libri. Gran parte dell’opera tratta dell’agricoltura e dell’allevamento, mentre nel libro 10 l’autore tenta un esperimento poetico: esso è costituito da esametri e sembra prendere spunto da Virgilio. Non è solo un omaggio alle Georgiche, ma persino il tentativo di completarne il disegno in quanto viene sviluppato l’argomento della coltivazione dei giardini che Virgilio aveva tralasciato. Gli ultimi due libri riguardano le figure del vilicus e della vilica, ovvero l’uomo e la donna che dirigono l’azienda agricola.
All’interno dell’opera Columella sostiene che la vita in città è malsana, e solo la campagna permette il ritorno alla purezza morale. Nella prefatio l’autore attribuisce la colpa della decadenza dell’agricoltura alla crisi di valori che investe la società: solo attraverso la rigenerazione morale e culturale del coltivatore l’agricoltura potrà recuperare la propria dignità. L’agricoltore ideale deve, secondo Columella, impegnarsi direttamente nell’azienda, formarsi su validi testi ed avere una competenza culturale.

Nell’opera Columella tratta l’argomento degli schiavi, che possiede lui stesso. L’autore pensa che li si debba trattare con maggiore umanità e familiarità, e li si debba consultare comprendendo così quanto siano saggi. Il loro benessere infatti costituisce un fattore di incremento della produzione. Questa sensibilità sembra vicina a quella dell’Epistula 47 di Seneca.

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