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I caratteri della poesia tibulliana

Sintetizzando i contenuti delle elegie, abbiamo più volte rilevato la convenzionalità di molti temi.
La poesia tibulliana è infatti caratterizzata dalla presenza massiccia di situazioni, motivi, concetti, immagini e figure presenti anche in altri testi, greci e latini.
Si rilevano in particolare influssi di Callimaco e dell’epigramma ellenistico; inoltre sono numerosi i punti di contatto con Properzio, senza che si possa stabilire con certezza la priorità dell’uno o dell’altro poeta, attivi nei medesimi anni.
Tra i temi comuni ai due elegiaci romani- che saranno poi tutti ripresi da Ovidio e che nel complesso formano una sorta di “codice” specifico di questo genere letterario- vi sono la schiavitù d’amore (servitium amoris) del poeta alla domina (non più “padrona” della casa, secondo il significato tradizionale del termine applicato alla matrona, ma “signora” dell’innamorato che è suo umile e devoto schiavo), l’infedeltà della puella e le sofferenze della gelosia, la contrapposizione tra l’amore e le ricchezze, il rifiuto della vita militare, il vagheggiamento patetico del momento della morte confortato dalla presenza dell’amata etc.

Il ricorso a questi e ad altri topoi (già presenti, per lo più, nella tradizione anteriore) non esclude affatto che alla base della poesia tibulliana (come di quella properziana) ci siano state reali esperienze di vita rielaborato e filtrate letterariamente: questi poeti inquadrano e interpretano le loro vicende personali secondo schemi preesistenti non solo in omaggio alla tradizione in cui intendono inserirsi, ma anche perché evidentemente, trovano nella topica erotica strumenti validi ed efficaci per reinterpretare ed esprimere il proprio vissuto.

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