Tibullo

Tibullo nasce nel primo secolo avanti Cristo in una famiglia equestre, protetto da Messalla Corvino, un repubblicano che entra poi in sintonia con Augusto e che fonda una sorta di circolo letterario ispirato all'otium, al raccoglimento interno, per dedicarsi alla letteratura. Tibullo segue anche Messalla nelle spedizioni militari, ma a un certo punto fugge, costretto da una malattia. Gli ultimi anni li visse nella campagna del Lazio dove Orazio ce lo descrive malinconico ed appartato.
Il “Corpus Tibullianum”, la sua opera, era in origine divisa in tre libri, ma nell'età umanistica, il terzo libro venne a sua volta diviso in due parti; d'altra parte, il terzo libro non apparteneva a Tibullo ma era stato inserito nell'opera solo per consonanza temporale.

Corpus Tibullianum

Il primo libro è dedicato a Delia, come a dire che la sua poesia è d'amore, non epica. Qui dà un ritratto solito della donna, capricciosa, volubile, alternando momenti di affetto sincero ad altri di tradimento. Nel primo libro non troviamo solo elegie per Delia ma anche altre dedicate alla pace, a Messalla ed altre tre ad un giovanetto.

Il secondo libro è invece dedicato a Nemesi, in antichità la dea della vendetta, una donna cortigiana, avida, spregiudicata, molto abile nel fingere per ottenere i propri scopi, tant'è vero che se per Delia Tibullo non mostra mai stanchezza, per Nemesi l'amore dura poco: nella sesta elegia Tibullo si descrive stanco, ripiegato su se stesso e desideroso di troncare questo amore.
Tibullo aveva fiducia nella poesia eternatrice: finché esisterà il mondo esisterà anche colui che è stato reso immortale dalla poesia, una poesia che è anche tentativo per conquistare una donna. Tibullo rifiuta poesia epica e didattica: non vuole insegnare nulla.
Al centro troviamo l'amore: esso è intenso per il fatto di essere sempre desiderato e mai posseduto, vissuto solo nella mente. Quindi non è un amore molto sensuale, a parte in alcune circostanze, ma è dolce, idealizzato e soprattutto è un amore come evasione dalla realtà del presente che non corrisponde ai desideri. E' un evasione o nel passato attraverso la nostalgia od evasione nel futuro nell'immaginare cosa potrà accadere. Del resto Delia è proprio una creatura un po' evanescente, di sogno, che lo affascina e gli toglie ogni altro desiderio: per Tibullo l'amore sarà l'estremo conforto nella malattia e nella morte ed anche quando avrà le prove che Delia non vive l'amore con la sua stessa intensità non c'è la ribellione e la rabbia ma semmai troviamo solo malinconia, pianto, rassegnazione e quindi un continuare a rituffarsi nel passato felice. Nemesi è invece la donna Domina, per cui non ci sono momenti di slancio sincero, è costretto ad un Servitium, per cui si stanca presto; l'amore di Nemesi è visto come una tirannia da parte della donna.
Altro tema è la religiosità: Tibullo è religioso ma in modo semplice; è legato alle antiche tradizioni contadine per cui parla ancora di riti semplici, non trionfali; legato a questo tema troviamo anche il tema della famiglia come luogo degli affetti, di tenerezza, dove nascono i bambini: augura ad un amico un affetto coniugale permanente ed uno sciame di bimbi che gli facciano corona.
Quella di Tibullo è la poesia della campagna in quanto manca l'aspetto epico: il mito viene sostituito dalla campagna come luogo di serenità e di pace che il poeta auspica e desidera, contrapposta alla città, luogo di traffici e di inganno. Quindi, la campagna è come se fosse un paradiso terrestre ma è anche luogo di rimpianto dove auspicare ad una felicità perduta. Tibullo aspira ad un'età dell'oro come vita spontanea e semplice che ha tutto ciò che è necessario, è priva di bisogni artificiali e piena di felicità.

La sua poesia mostra il disagio del vivere perché essendo sempre rifugio nel passato o sogno di un futuro idealizzato, questo vuol dire che il presente non porta soddisfazione: la poesia diventa anche ricerca di un mondo diverso dove ci sia tutto ciò che l'uomo possa desiderare, un mondo essenziale.

Anche lo stile, non ridondante, è essenziale, senza troppi espedienti retorici a complicare le composizioni. Si capisce comunque che è dotto ma non c'è sfoggio di erudizione: Tibullo riteneva che la forza della poesia stesse nelle parole sincere contenute. Per questa la sua non è una poesia drammatica, ma è equilibrata, è la discrezione del sottovoce, perché così è la vita che ama e predilige.

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