Nacque poco prima della metà del I d.C. a Napoli. Figlio di un professore di scuola, proseguì la sua carriera politica a Roma, dove si avvicinò agli ambienti della corte di Domiziano (cui dedicherà alcuni carmi). Di lui ci parla anche Giovenale che lo descrive come un poeta epico di grande successo, popolarità che tuttavia non gli aveva garantito una certa tranquillità economica. Famoso per aver composto la Tebaide (poema epico in dodici libri), recitata solitamente di fronte ad un pubblico; decise di tornare a Napoli, probabilmente nel 94 d.C., a causa della vita piena di rivalità e priva di agio che una città come Roma gli stava offrendo. Qui cominciò a scrivere un altro poema epico, l’Achilleide, di cui tuttavia terminò solo il primo libro; morì poco dopo forse nel 96 d.C. alla produzione degli ultimi anni appartengono anche i cinque libri delle Silvae (raccolta di componimenti di occasione), l’ultimo dei quali rimasto incompiuto. Con Stazio viene abbandonata la strada che Lucano aveva tentato nel campo dell’epica che aveva stravolto le prospettive della celebrazione nazionale; infatti Virgilio torna ad essere il modello letterario, delineando un’epica sostanzialmente priva di apporti originali che ripropone intrecci mitici della remota leggenda nazionale. Tuttavia manca la tendenza a spiegare la storia attraverso il mito, elemento tipico e fondamentale della stessa epica virgiliana.

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