Tebaide

È l’opera principale di Stazio, scritta in 12 libri nell’arco di 12 anni e dedicata a Domiziano.

Contenuto

Questo poema epico narra, probabilmente, uno degli episodi mitici più noti dell’antichità: la lotta tra i figli di Edipo, Eteocle e Polinice, per il potere assoluto sulla città di Tebe. Contrariamente all’accordo raggiunto col fratello, che prevedeva il regno alternato (un anno ciascuno), Polinice si vede defraudato del suo turno e attacca Tebe, con l’aiuto di Adrasto (suo suocero e re degli Argivi) e di cinque campioni: la guerra si concluderà con la sconfitta dell’esercito di argivi, l’uccisione reciproca dei due fratelli e l’intervento dell’ateniese Teseo, che costringerà Creonte (nuovo re di Tebe) a concedere la sepoltura ai cadaveri dei nemici sconfitti.

Modelli

Si ispira, primo tra tutti, alla poesia epica virgiliana, tanto che nel suo caso si è parlato di manierismo (arte che riproduce schemi fissati).

Comunque l’opera ha subito l’influenza anche di altri autori: Lucano e Ovidio, la cui opera (Le metamorfosi) aveva esercitato una notevole suggestione su tutta la produzione poetica di età imperiale. Da Lucano, invece, derivano molti di quei tratti stilistici che ritroviamo anche nella Tebaide (ad esempio la tendenza ad insistere su particolari orripilanti, che contribuiscono a fornire un quadro della mostruosità umana).

I personaggi

Sono perlopiù guerrieri, indovini e sovrani. Le figure meglio delineate sono quelle che tendono a comportamenti e sentimenti estremi (es Eteocle o Capaneo), la cui descrizione approfondita prevale su quella sbiadita ed incerta di personaggi come Polinice, il cui ruolo nell’azione di guerra appare secondario.
Importante è il ruolo degli dei e quello del loro intervento nello scioglimento della vicenda. Se con Lucano, infatti, l’azione degli dei era venuta meno; con Stazio viene rintrodotta. Tuttavia, i concili degli dei in Stazio assomigliano a riunioni, più che a discussioni “politiche”, in cui Giove espone le sue decisioni contro le quali nulla è possibile alle altre divinità (Giove = destino stoico). Compaiono poi varie figure minori, perlopiù personificazioni (rif. modello ovidiano)

Achilleide

Poema epico, dedicato a Domiziano, che avrebbe dovuto narrare le gesta di Achille dall’inizio della guerra di Troia fino all’uccisione di Ettore e agli avvenimenti successivi. Tuttavia la morte del poeta impedì il completamento dell’opera che si interrompe dopo 167 versi del secondo libro, quando l’eroe è ancora sulla nave diretto a Troia.

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